Le diagnosi di dislessia e DSA sono davvero in aumento? Analisi dei dati ministeriali, studi scientifici e fattori che spiegano il fenomeno tra consapevolezza, scuola e diagnosi.
“Ormai sono tutti dislessici!” mi dice un genitore: “ai miei tempi non c’erano tutte queste diagnosi di DSA, tutte queste scappatoie, si studiava e basta!”
Non è la prima volta che sento un’affermazione del genere, e nella mia testa cerco di mettere in ordine tutte le informazioni che vorrei dare a questa persona.
Intanto, DSA non vuol dire automaticamente dislessia: nei Disturbi Specifici di Apprendimento vengono compresi, oltre alla dislessia (difficoltà nella velocità e/o nella correttezza di lettura), anche la disortografia (difficoltà nella correttezza della scrittura), la disgrafia (difficoltà nell’aspetto motorio della scrittura a mano) e la discalculia (difficoltà nel numero e nel calcolo).
È vero, le diagnosi sono aumentate, ma il significato di questo aumento è complesso e va interpretato con cautela: i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito più recenti, relativi agli anni scolastici 2021/2022 e 2022/2023, ci dicono che gli alunni con DSA rappresentano rispettivamente il 5,7% e il 6,0% del totale degli studenti considerati. Ma c’è un ma, anzi, a dire il vero, molti ma:
- C’è molta più consapevolezza rispetto al passato: si è capito che i DSA sono disturbi del neurosviluppo a base neurobiologica, cioè condizioni legate a un diverso funzionamento di alcuni processi coinvolti nell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo, e non una questione di “pigrizia” o “mancanza di volontà”.
- C’è molta più competenza rispetto al passato: il personale scolastico è oggi più formato e supportato nell’osservazione ed eventualmente nella segnalazione di soggetti a rischio, riconoscendo spesso caratteristiche che prima venivano ignorate o imputate a “disattenzione”.
- C’è molta più chiarezza nelle linee-guida e negli strumenti di valutazione dei clinici: la condivisione di protocolli comuni su tutto il territorio ha fatto sì che possano esserci maggiori riferimenti per distinguere una difficoltà transitoria da una necessità di una valutazione approfondita.
- C’è molta più attenzione verso il benessere della persona: in passato, una persona con DSA veniva automaticamente bollata come “meno capace”, “pigra”, “svogliata”, con conseguente frustrazione, calo dell’autostima, evitamento del compito e ansia da prestazione; mentre oggi c’è maggiore sensibilità verso l’impatto emotivo dell’apprendimento.
Vorrei dire tutto questo, parlare anche dello studio italiano che ha osservato come ancora, in Italia, i casi di dislessia siano ancora sottodiagnosticati, precludendo la possibilità agli studenti con DSA di utilizzare le misure dispensative e gli strumenti compensativi, che migliorano di molto la qualità dell’apprendimento e, di conseguenza, della vita.
Non è un caso isolato: storie simili erano (e in parte sono ancora) molto frequenti nei contesti scolastici non strutturati sul riconoscimento dei DSA. Ripenso spesso agli anni delle elementari (qualche annetto fa!): nessuno era un DSA certificato, ma ricordo l’espressione sconfitta del mio compagno Francesco, all’ennesimo rimprovero dell’insegnante, quando non riusciva a leggere le parole alla lavagna. Penso al costante senso di umiliazione che deve aver provato nel corso degli anni scolastici, quando anche i compagni si chiedevano come fosse possibile che non avesse ancora imparato le tabelline. Penso all’estenuante rapporto con i suoi genitori, puntualmente delusi da una pagella che lo mortificava ogni volta, e che puntualmente lo mettevano in punizione.
Mi chiedo se la persona che mi sta di fronte avesse un Francesco nella sua classe, o se addirittura quel Francesco fosse lui.
“Il punto centrale non è domandarsi se “una volta ce n’erano meno”, ma fare in modo che ogni bambino con una difficoltà reale possa essere compreso per tempo, senza essere scambiato per svogliato, disattento o poco capace.” Rispondo: “Non ci sogneremmo mai di negare un paio di occhiali ad una persona miope, allo stesso modo, gli strumenti compensativi non ‘agevolano ingiustamente’, ma permettono di ridurre una barriera funzionale all’apprendimento: perché dovremmo rifiutarci di dare degli strumenti utili a delle persone che ne hanno bisogno e non possono farne a meno?”
Maggiori diagnosi non vogliono dire automaticamente maggiore presenza del disturbo, ma anche solo una maggiore attenzione verso quelli che sono i bisogni dei bambini e dei ragazzi, per aiutarli a vivere al meglio gli anni della loro formazione scolastica.
A cura di: Antonina Truglio – Logopedista del Centro di Apprendimento Anastasis
Bibliografia:
- Barbiero, C. et al. (2019). The lost children: The underdiagnosis of dyslexia in Italy. A cross-sectional national study
- Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM).
Gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) – Anni scolastici 2021/2022 e 2022/2023.