La paura dell’AI nell’apprendimento
L’intelligenza artificiale è entrata con estrema rapidità nella quotidianità degli studenti. Oggi molti ragazzi utilizzano ChatGPT, Gemini o altri assistenti virtuali per svolgere compiti, creare riassunti, cercare spiegazioni o scrivere testi. Questo cambiamento ha generato entusiasmo, curiosità, ma anche forte preoccupazione tra insegnanti, educatori e famiglie.
Gli studenti stanno davvero apprendendo oppure stanno semplicemente delegando il pensiero a una macchina?
È una paura comprensibile, tuttavia forse lo sguardo va posto ancora prima, ovvero nei confronti di un mondo che richiede di essere pronti, sempre al passo, performanti. Saper gestire mezzi, materiale, nuove conoscenze e difficoltà. In un contesto come questo per forza l’intelligenza artificiale è la risposta, la soluzione. Chi non lo farebbe?
Tuttavia questo non significa che sia la strada giusta da prendere, o almeno non sempre. Non possiamo vedere l’apprendimento come un masso stabile di granito che “deve essere fatto in quel modo”. L’apprendimento è personale, evolutivo, mutevole, flessibile, adattabile, fatto di strumenti e strategie.
L’AI può essere un enorme trampolino di lancio per chi ha difficoltà, e non solo, ma a condizione che sia usata nei giusti modi e nei giusti tempi. Se si utilizza l’AI ancora prima di aver costruito un metodo di studio stabile, quindi quando ancora non si è in possesso di strategie efficaci e di competenze personali il rischio è di mancare il gol, ovvero l’apprendimento e diventare meri esecutori o ricopiatori.
Con questo non vogliamo demonizzare la tecnologia, ma porci delle domande sul suo uso e su come integrarla in modo consapevole all’interno dei processi educativi per le diverse fasce d’età.
Il rischio della delega e la ricerca di un equilibrio
L’intelligenza artificiale può diventare un supporto prezioso per l’apprendimento, viene spesso descritta come “assistente sempre disponibile”, capace di sostenere la memoria di lavoro, correggere errori, monitorare il lavoro e persino restituire tempo e motivazione allo studente.
Immaginiamo:
Samuele frequenta la classe prima della scuola secondaria di primo grado, ha un DSA misto, alcune difficoltà nella memoria di lavoro ed è molto impulsivo nelle attività scolastiche. Ha appena iniziato a usare il computer come strumento di studio e spesso fatica a mantenere il filo del ragionamento, organizzare le informazioni e fermarsi a rileggere ciò che fa. E’ stato sgridato dalla docente di Italiano perché ha fatto l’ultimo tema con l’AI.
Le fatiche di Samuele sono evidenti e ben visibili in diagnosi, è piccolo e ha trovato un appiglio facile che gli risolve alcuni problemi e l’ha colto al volo, anche se in un modo non funzionale davvero al suo apprendimento. Samuele avrebbe potuto usare l’AI per organizzare le idee, correggere il testo o alleggerire il carico cognitivo restando però attivo nel processo. Samuele non voleva fare il furbo, cosa si è sentito sicuramente dire, ha cercato una strada per fare meno fatica e ha percorso quella che ha trovato. Le conseguenze di quel gesto sono state: un brutto voto, una nota e il sequestro del pc per una settimana.
Samuele ha 11 anni e non ha certamente la maturità per trovare il modo più opportuno per usare un mezzo così potente come l’Intelligenza artificiale ed è qui che emerge il punto più delicato. Da un lato molti ragazzi rischiano di utilizzare l’AI come una scorciatoia, cercando la risposta immediata senza sviluppare comprensione, metodo o autonomia. Dall’altro, però, vietare completamente questi strumenti significherebbe ignorare le difficoltà reali di tanti studenti che, come Samuele, faticano nella lettura, nella scrittura, nella comprensione del testo, nell’organizzazione delle informazioni o nella gestione dello studio.
La domanda quindi non dovrebbe essere “vietare o permettere l’AI?”, ma piuttosto: come accompagnare gli studenti nel suo utilizzo?
Prima di rispondere a questa domanda è importante ricordare che esistono anche limiti e tutele pensati per proteggere i minori nell’utilizzo delle intelligenze artificiali. Il Garante della privacy ha infatti evidenziato la necessità di tutelare gli studenti più giovani, sia dal punto di vista della protezione dei dati personali sia rispetto a un utilizzo non adeguato di strumenti così potenti e complessi.
L’obiettivo, quindi, non dovrebbe essere eliminare l’intelligenza artificiale dai percorsi educativi, ma evitare che sostituisca lo sviluppo del pensiero, dell’autonomia e della comprensione dello studente.
Claire: un esempio di AI educativa

In questo contesto nasce Claire, l’assistente AI integrato in SMX Studio e progettato specificamente per sostenere la comprensione del testo.
L’idea alla base di Claire è molto diversa rispetto alle AI generaliste. Non nasce per fornire semplicemente una risposta immediata, ma per accompagnare il processo cognitivo dello studente durante tutte le fasi dello studio. Non a caso viene definita “un supporto per la comprensione del testo, non una scorciatoia”.
Claire lavora su quattro grandi aree che si ispirano ai principali modelli cognitivi della comprensione e cercano di sostenere lo studente nei diversi processi coinvolti nella lettura e nello studio.


La prima è l’area linguistica, che riguarda l’accesso al significato del testo. Aiuta lo studente attraverso strumenti come la spiegazione del vocabolario, la semplificazione delle frasi più complesse e la riformulazione dei contenuti difficili.
La seconda è l’area degli schemi mentali, dedicata all’organizzazione delle informazioni. Comprendere un testo significa infatti anche costruire collegamenti, gerarchie e relazioni tra i concetti. Per questo Claire propone strumenti come outline per costruire mappe, riassunti, linee del tempo e relazioni causa-effetto, aiutando lo studente a costruire una rappresentazione mentale più chiara e coerente dei contenuti.


La terza è l’area delle conoscenze pregresse, che attiva lo studente nella lettura facendo emergere parole chiave, concetti base, anticipazioni e domande guida. In questo modo favorisce l’attivazione delle conoscenze già possedute e la creazione di connessioni tra ciò che lo studente sa già e le nuove informazioni.
Infine vi è l’area della verifica delle conoscenze, che propone domande ed esercizi personalizzati che aiutano lo studente nella difficile fare del monitoraggio. L’obiettivo non è favorire una semplice memorizzazione, ma sviluppare consapevolezza, autonomia e strategie di studio sempre più efficaci.

Accanto alle funzioni cognitive, Claire si fonda anche su quattro pilastri educativi che ne guidano la progettazione.
- Il primo è la promozione di un uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Claire non nasce per sostituire lo studente, ma per accompagnarlo nello sviluppo di comprensione, autonomia e strategie di studio. Le funzioni non forniscono semplicemente “la risposta”, ma trasformano il testo in forme più accessibili che richiedono comunque rielaborazione personale.
- Il secondo pilastro riguarda la prevenzione dell’abuso dell’AI. Le funzioni applicabili a un testo possono essere utilizzate una sola volta: una scelta progettuale che incoraggia lo studente a riflettere prima di ricorrere allo strumento e a mantenere attivo il processo di elaborazione personale.
- Il terzo pilastro è il modello economico responsabile. Claire non incentiva un utilizzo indiscriminato delle funzioni, ma promuove un uso mirato e consapevole dello strumento, con consumi trasparenti e pensati per evitare sprechi.
- Il quarto pilastro riguarda la trasparenza e la sicurezza educativa. Claire opera all’interno dell’ambiente di SMX studio, una suite controllata e progettata per il contesto scolastico, con particolare attenzione alla comprensione, alla metacognizione e alla tutela della privacy degli studenti.
Un’intelligenza artificiale pensata per essere accessibile anche agli studenti più piccoli, inesperti o impulsivi. Ragazzi che fanno fatica e che non possono aspettare di diventare “grandi”, competenti o completamente autonomi prima di ricevere un sostegno nei processi cognitivi. Uno strumento capace di facilitare l’accesso ai contenuti, supportare la comprensione del testo e accompagnare gradualmente lo sviluppo di competenze sempre più autonome e consapevoli.
Insomma un’AI non generica, ma pensata appositamente per studenti e studentesse.
Conclusione
Di fronte a questi cambiamenti il ruolo di insegnanti, educatori e famiglie diventa fondamentale. Vietare completamente l’intelligenza artificiale probabilmente non è realistico, ma lasciare gli studenti soli davanti a strumenti così potenti può essere altrettanto rischioso.
Gli adulti sono chiamati a conoscere questi strumenti, comprenderne potenzialità e limiti e accompagnare i ragazzi in un utilizzo graduale e consapevole. L’obiettivo non dovrebbe essere eliminare la tecnologia, ma evitare che il supporto si trasformi in sostituzione del pensiero.
È proprio in questa prospettiva che nasce Claire: non come una scorciatoia che “fa al posto dello studente”, ma come uno strumento pensato appositamente per lo studio e la scuola.
La vera sfida educativa, quindi, non è impedire ai ragazzi di usare l’intelligenza artificiale, ma aiutarli a usarla senza smettere di pensare.
A cura di: Chiara Tomesani – Psicologa del Centro di Apprendimento Anastasis