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Diagnosi e DSA: qual è il ruolo del genere?

Post-it rosa con simbolo femminile e azzurro con simbolo maschile. Etichetta laterale: “Diagnosi DSA”.

La Consensus Conference sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento del 2011 ha inserito il sesso maschile come fattore di rischio per lo sviluppo di un DSA. Questo significa necessariamente che sia più frequente nei maschi? Per rispondere a questa domanda, è importante considerare anche come le difficoltà si manifestano, vengono osservate e arrivano a essere riconosciute. 

Uno studio del 2017 ha analizzato le differenze di genere nelle prestazioni di lettura, osservando una maggiore presenza di maschi nella fascia di prestazione più bassa.

Una parte di questa differenza, però, era legata alla maggiore variabilità delle prestazioni nei maschi: le prestazioni di lettura, infatti, risultavano più eterogenee rispetto a quelle delle femmine.
Inoltre, la differenza emersa potrebbe essere influenzata anche dalle caratteristiche dei criteri di identificazione e da possibili fattori biologici e ambientali. 

Gli autori hanno cercato di capire, infatti, se alcune abilità cognitive potessero mediare la relazione tra sesso e prestazione di lettura. Le maggiori differenze emerse tra maschi e femmine nello studio riguardano: 

  • la velocità di elaborazione delle informazioni: la rapidità con cui si compiono operazioni di base, si identifica uno stimolo, lo si confronta e si produce una risposta. I maschi hanno ottenuto punteggi più bassi rispetto alle femmine; 
  • l’inibizione: la capacità di controllare e inibire le risposte non appropriate al contesto o al compito. Anche in questa abilità, le femmine hanno ottenuto prestazioni mediamente migliori rispetto ai maschi;
  • il ragionamento verbale: la capacità di comprendere e utilizzare le informazioni espresse attraverso il linguaggio, collegando concetti e individuando relazioni. In questo caso, i maschi hanno ottenuto prestazioni mediamente migliori rispetto alle femmine. Questa capacità è stata considerata un possibile fattore protettivo, che potrebbe compensare le difficoltà associate alle altre abilità cognitive. 

I risultati di questo studio mostrano come le differenze nelle prestazioni di lettura possono essere legate a diverse componenti. Tuttavia, la presenza di una difficoltà nelle prestazioni non significa necessariamente che questa venga riconosciuta: anche il modo in cui viene osservata e identificata può fare la differenza. 

Difficoltà: come vengono identificate?

Un altro elemento importante da considerare riguarda il modo in cui le difficoltà vengono individuate. 

Una meta-analisi del 2018 ha confermato che i maschi vengono identificati più frequentemente delle femmine come persone con difficoltà di lettura, soprattutto quando si considerano le difficoltà più marcate.
Tra la presenza di una difficoltà e la sua identificazione, però, possono esserci diversi passaggi: la difficoltà deve essere notata, riconosciuta come significativa e, quando necessario, portare a una valutazione. Il numero di diagnosi che si osservano può quindi essere influenzato anche dal modo in cui queste difficoltà vengono riconosciute. 

Questo non significa che le bambine con dislessia siano necessariamente più brave a compensare o che siano sistematicamente “invisibili”. Significa piuttosto che il percorso che porta dalla comparsa di una difficoltà alla sua identificazione può essere diverso da persona a persona. 

Per questo, quando si parla di differenze tra maschi e femmine, è importante chiedersi non soltanto quante diagnosi vengono effettuate, ma anche quando e in quali circostanze vengono riconosciute.

Le abilità cambiano nel tempo

Cosa può accadere, allora, quando una difficoltà di lettura non viene riconosciuta precocemente? 

Per rispondere a questa domanda è importante considerare come le abilità di lettura cambiano nel corso dello sviluppo. 

Una revisione del 2023 evidenzia che, nella popolazione generale, le ragazze tendono a ottenere risultati migliori nelle prove di lettura e che il divario tra maschi e femmine può diventare più evidente durante l’adolescenza.
Gli autori sottolineano che queste differenze sono il risultato dell’interazione tra diversi fattori (biologici, cognitivi, ambientali e socioculturali) e attribuiscono particolare importanza alle condizioni socioculturali, che possono favorire o ostacolare progressivamente lo sviluppo delle competenze di lettura. 

Questo è importante anche per capire perché una difficoltà possa essere riconosciuta in momenti diversi. Un buon risultato scolastico, da solo, non ci dice quanta fatica sia stata necessaria per raggiungerlo. Una bambina o una ragazza può, per esempio, avere bisogno di molto più tempo per leggere un testo, rileggere più volte una consegna, memorizzare le informazioni o prepararsi per un’interrogazione, riuscendo comunque a ottenere risultati soddisfacenti. Nel tempo può, inoltre, sviluppare strategie personali per affrontare le proprie difficoltà. Queste possono essere molto utili e permettere di proseguire con successo il proprio percorso scolastico, ma possono anche rendere meno evidente la difficoltà sottostante. 

Con la crescita, infine, le richieste aumentano. Alle scuole superiori e soprattutto all’università diventa necessario leggere una grande quantità di materiale, studiare in autonomia, prendere appunti, organizzare le informazioni, scrivere testi e gestire tempi e scadenze. Strategie che in precedenza potevano essere sufficienti possono non bastare più. Per alcune persone è proprio in queste fasi che difficoltà presenti da anni diventano più evidenti.

Oltre la diagnosi: riconoscere le difficoltà

La maggiore presenza di maschi tra le persone che ricevono una diagnosi di dislessia non ci permette, da sola, di stabilire quanto le differenze osservate riflettano una diversa frequenza del disturbo e quanto, invece, siano legate ai processi attraverso cui le difficoltà vengono individuate e riconosciute. 

Per questo, di fronte a una difficoltà, può essere utile chiedersi, al di là del voto, quanto tempo è stato necessario, quanta fatica è stata richiesta e quali strategie sono state utilizzate per arrivare a quel risultato, anche in rapporto al gruppo dei pari. 

Prestare attenzione a questi aspetti può aiutare a riconoscere situazioni che, altrimenti, rischiano di rimanere a lungo senza una spiegazione.

Parlare di differenze di genere nei DSA, quindi, non significa stabilire che maschi e femmine abbiano necessariamente difficoltà diverse. Significa considerare che le difficoltà possono manifestarsi e diventare riconoscibili in momenti e modalità diversi. 

Continuare a studiare queste differenze può aiutarci a costruire modalità di osservazione e di valutazione sempre più attente, affinché le difficoltà possano essere riconosciute anche quando non si accompagnano a un evidente insuccesso scolastico.

A cura: Sara Turci – Psicologa del Centro di Apprendimento Anastasis – LinkedIN

Bibliografia:

  1. Consensus Conference sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento. (2011). Disturbi specifici dell’apprendimento. 
  2. Arnett, A. B., Pennington, B. F., Peterson, R. L., Willcutt, E. G., DeFries, J. C., & Olson, R. K. (2017). Explaining the sex difference in dyslexia. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 58(6), 719–727. 
  3. Quinn, J. M. (2018). Differential identification of females and males with reading difficulties: A meta-analysis. Reading and Writing, 31, 1259–1281. 
  4. Granocchio, E., et al. (2023). Sex-related differences in reading achievement. Journal of Neuroscience Research, 101(5), 668–678.

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