Eccoci, ci siamo! Abbiamo finalmente dato un nome e cognome alle difficoltà che osserviamo in nostro figlio, e adesso cosa facciamo? Niente panico!

Dopo la diagnosi ci può essere molto smarrimento, ma non bisogna preoccuparsi. Innanzitutto, tenete sempre presente che non siete soli, la presa in carico non finisce con il finire della diagnosi, anzi! È proprio questo il momento per cercare di creare una rete tra famiglia, scuola e professionisti che sia in grado di definire obiettivi di lavoro comuni per aiutare al meglio il bambino/ragazzo. In secondo luogo, i passaggi importanti da fare dopo la diagnosi si racchiudono fondamentalmente in: comunicazione alla scuola, comunicazione e consegna all’Ausl se richiesto dalla propria regione, intraprendere un percorso di supporto allo studio e/o riabilitativo comunicazione al bambino/ragazzo. Vediamoli meglio insieme.

Il primo passo è informare la scuola (se non è già stato fatto) del percorso che avete intrapreso. Cercate dunque di prendere contatti per consegnare la relazione diagnostica a scuola. Questo vale sia per le diagnosi redatte da privati che per quelle svolte presso Ausl. La comunicazione e la consegna della diagnosi alla scuola sono a carico della famiglia.

 

La scuola

La normativa vigente in materia di DSA (Circolari Ministeriali e art.5 Legge 170/2010), prevede la possibilità di utilizzare specifici strumenti compensativi (come la sintesi vocale o la calcolatrice) e misure dispensative (come, ad esempio, dispensare dallo studio mnemonico o dalla lettura ad alta voce in classe) che consentano all’alunno/a il raggiungimento del successo formativo. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative dovranno tenere conto delle difficoltà, dei punti di forza e debolezza emersi nella valutazione diagnostica. Ecco perché per questa fase è molto importante e utile che nella relazione diagnostica vi sia contenuta l’esatta dicitura dei disturbi caratterizzanti l’apprendimento del bambino (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), ma soprattutto le implicazioni che le criticità emerse nella valutazione clinica possono avere in ambito scolastico. Alla luce di tutto questo la scuola dovrà protocollare la diagnosi e redigere il PDP, ovvero il Piano Didattico Personalizzato, in cui vengono indicate appunto gli strumenti compensativi e le misure dispensative che la scuola si impegna a mettere in atto per aiutare l’alunno/a nel raggiungimento del successo formativo, rispettando il suo stile di apprendimento. Questo documento dovrebbe essere il più possibile in linea con le caratteristiche individuali dell’alunno/a, mettendo in atto una didattica personalizzata sulla base dei punti di forza e debolezza emersi nella valutazione. E’ bene appurare che valutazione e PDP non siano due mondi separati. Per questo motivo potrebbe essere molto utile, per una stesura più puntuale del PDP ed un lavoro a scuola più in linea con quanto emerso dalla diagnosi, cercare di mettere in contatto insegnanti dell’alunno/a con il clinico di riferimento.

 

Attenzione!

Nel caso in cui abbiate svolto la valutazione presso centro o professionista privato (nelle regioni ove è consentito, come nel caso dell’Emilia-Romagna) non sarà sufficiente la consegna della relazione a scuola. Manca la convalida da parte dell’Azienda Sanitaria Locale! Cosa significa? Semplicemente che L’Unità Operativa della Neuropsichiatria Infantile controllerà che tutte le valutazioni redatte da privati (centri o professionisti) siano conformi alle normative vigenti in termini di DSA. Una volta verificata e valutata come idonea verrà rilasciato un documento di “conformità”. Quindi, in questi casi è importante consegnare la relazione direttamente presso le Ausl di competenza per essere sottoposte alla valutazione del Gruppo di Conformità DSA.

Potete tranquillamente consegnare a scuola la relazione diagnostica in modo tale che gli insegnanti ne prendano atto e inizino a programmare l’attivazione di quanto previsto dal PDP, ma sappiate che la documentazione non è completa, la scuola necessita anche del documento di conformità rilasciato dell’Azienda Ausl.

Oltre alla scuola e oltre al PDP è importante aiutare l’alunno/a anche nelle ore extrascolastiche. Questo è pensabile in due modi: un supporto al metodo di studio e/o un trattamento riabilitativo. Un percorso non esclude l’altro! Non sempre però è possibile fare tutto, sarà quindi il clinico a consigliarvi quali possano essere le priorità per vostro figlio/a.

Nel caso di un supporto al metodo di studio (individuale o di gruppo) l’obbiettivo sarà quello di raggiungere l’autonomia nello studio, renderlo padrone degli strumenti compensativi e consapevole dei propri punti di forza e debolezza, fornendo strumenti e strategie, rispettose del proprio stile di apprendimento.

Il percorso riabilitativo ha invece lo scopo di supportare, potenziare aumentare l’efficienza di una specifica funzione alterata (lettura, scrittura, calcolo). Non ha quindi lo scopo di compensare ma di aumentare le capacità del bambino/ragazzo in una specifica abilità. E’ lo specialista che indicherà alla famiglia il trattamento più efficace.

 

Non ci dimentichiamo il pezzo più importante!

In questo turbinio di informazioni, questioni “burocratiche” da gestire, nuovi percorsi da affrontare, non dimentichiamo che l’attore più importante è lui: il bambino/ragazzo. Tutte queste novità, le insegnanti che improvvisamente forniscono strumenti, lo aiutano, lo dispensano da alcune fatiche, la mamma che si attiva per supportarlo nello studio da parte di un estraneo o che lo porta da un professionista che gli fa fare esercizi specifici di lettura, scrittura, calcolo..aiuto! cosa sta succedendo intorno a me? Ha bisogno anche lui di dare un nome alle difficoltà che ha percepito sino ad ora, e soprattutto di capire che c’è una strada per apprendere che è decisamente meno faticosa e più rispettosa della sua persona. Allora mettiamoci lì con calma a spiegargli cosa sta succedendo. Anche in questo caso il contributo di un professionista può aiutarvi nella comunicazione, ad ogni modo potreste cominciare chiarendo che le difficoltà che sta vivendo a scuola o nel fare i compiti non riguardano la scarsa intelligenza, ma solo alcuni ambiti specifici. Rende ancor più chiaro il discorso facendo presente che oltre ai punti di debolezza, che sicuramente avrà già ben chiari, ha anche tantissimi punti di forza. Cercando pian piano di conoscerli e di conoscere il proprio stile di apprendimento sarà possibile esprimere il proprio potenziale senza incappare in immeritate frustrazioni.

 

 

Articolo a cura di:

Chiara Mazzoni – Laboratori Anastasis

 

 

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