Studenti con la “testa tra le nuvole”

A volte, sia a scuola che a casa, i genitori notano che i loro bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia e disgrafia) sono poco organizzati e “con la testa tra le nuvole”; che svolgono un compito soltanto superficialmente, non riuscendo a memorizzare i contenuti; che si distraggono facilmente, soprattutto quando non sono interessati all’argomento, e che impiegano molto tempo per completare i compiti da fare; che perdono delle informazioni importanti durante le lezioni in classe (compiti, verifiche o interrogazioni programmate).

Questo può mettere in difficoltà le mamme e i papà, preoccupati per la scarsa concentrazione dei loro figli e sfiancati per la fatica impiegata nello svolgimento dei compiti a casa; allo stesso modo, può diventare un problema anche per i bambini stessi, che si trovano ad affrontare un carico di studio e di attività scolastiche non proporzionato alle proprie risorse e, per questo, frustrante.

Approfondiamo come possiamo riconoscere e gestire le difficoltà di concentrazione in bambini e ragazzi con Disturbi dell’Apprendimento.

Prima di tutto… cos’è la concentrazione?

Cos’è la concentrazione e come si sviluppa nei bambini?  La concentrazione è la capacità di controllare e mantenere l’attenzione in maniera prolungata durante lo svolgimento di un compito o di un’attività mentale, senza lasciarsi attirare dalle distrazioni. E’ quindi, insieme all’attenzione e alla memoria, una delle funzioni esecutive, ovvero quelle abilità cognitive tra loro interconnesse che servono ad adattare pensieri, emozioni e comportamenti in modo flessibile ed orientato in funzione di un obiettivo nell’ambiente esterno.

Come si sviluppa la concentrazione

Bisogna tenere a mente, nel parlare di concentrazione nei bambini e nei ragazzi, che le funzioni esecutive sono tra le ultime a concludere la loro maturazione neuro-biologica durante lo sviluppo. Infatti, una delle aree del cervello che maggiormente si evolve dalla fanciullezza all’età adulta è quella dei lobi frontali; sono proprio queste le strutture che controllano la pianificazione, l’auto-regolazione del comportamento e delle risorse cognitive, la focalizzazione dell’attenzione e la tolleranza della frustrazione. Di conseguenza, queste abilità, compresa la concentrazione, vengono conquistate gradualmente e con delle oscillazioni individuali del tutto tipiche. Ad esempio, indicativamente (!!) da un bambino di 6 anni ci si può aspettare che resti focalizzato su un compito per circa 15 minuti, mentre da un ragazzo di 14 anni che riesca a concentrarsi durante una spiegazione in classe di almeno 30 minuti, prendendo anche appunti sul proprio quaderno. In entrambi i casi, il motore principale è la concentrazione, insieme a molte altre abilità cognitive (come memoria, attenzione, pianificazione), ma ovviamente le possibilità e le risorse disponibili sono molto diverse a seconda dell’età.

Partendo da questi presupposti relativi a come si sviluppano di solito le funzioni esecutive, ci sono poi delle situazioni in cui le difficoltà di concentrazione rappresentano un limite significativo nella quotidianità e nel percorso scolastico. E’ questo il caso molto frequente dei bambini con Disturbi dell’Apprendimento.

Disturbi dell’Apprendimento e difficoltà nella concentrazione

…Perché così spesso insieme?

Nei bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, troviamo sempre una caduta della prestazione in alcune competenze scolastiche, come lettura, scrittura e/o calcolo, a fronte di abilità cognitive ed intellettive nella media, a volte anche superiori. E’ quindi proprio la discrepanza tra le risorse del bambino e la sua fatica in alcune aree circoscritte a confermare il suo Disturbo dell’Apprendimento. Molto spesso, però, bambini e ragazzi con DSA presentano anche delle difficoltà trasversali a carico delle funzioni esecutive, ad esempio nella concentrazione, nell’attenzione e nella memoria di lavoro.

A conferma di ciò, secondo alcune delle ipotesi neurobiologiche più accreditate nella comunità scientifica (Benso, 2004), sarebbero proprio i deficit delle funzioni esecutive a determinare a cascata la caduta nella lettura, nella scrittura e/o nel calcolo nei bambini con DSA, e non viceversa.

Il “peso” del carico cognitivo e degli aspetti emotivi

Bisogna inoltre tenere a mente che per i bambini con DSA alcune competenze scolastiche di base (ad esempio, la lettura) non sono automatizzate e richiedono pertanto un grande carico cognitivo; di conseguenza, ciò potrebbe interferire con la memoria a breve termine e con il mantenimento di questo “sforzo” attentivo per tempi prolungati (per chiunque, più il compito è impegnativo e minore è la capacità di concentrarsi a lungo di esso).

Allo stesso tempo, anche l’aspetto motivazionale ed emotivo ha un peso nelle funzioni esecutive: ansia, preoccupazioni e frustrazioni, spesso sperimentate dai bambini con Disturbi dell’Apprendimento relativamente allo studio e alla scuola, possono limitare la concentrazione e “distrarre” dall’attività che si sta svolgendo.

Qual è l’impatto nell’apprendimento?

Come si può immaginare, la scarsa concentrazione ha un impatto significativo per i bambini con Disturbi dell’Apprendimento, anche perché va a sommarsi alla fatica sperimentata nella lettura, nella scrittura e/o nel calcolo. Per loro, può diventare molto impegnativo seguire una lezione senza pause, studiare un capitolo di storia senza immagini e/o schemi oppure concentrarsi su un argomento, soprattutto se il canale di apprendimento utilizzato resta invariato nel corso dell’attività (ad esempio, solo testo scritto o spiegazione orale).

Di conseguenza, questo può incrementare la frustrazione nell’apprendimento, la bassa autostima e le preoccupazioni relative alla prestazione scolastica; tutti elementi che a loro volta, come già descritto sopra, interferiscono ulteriormente con la capacità di concentrarsi e con la motivazione allo studio in generale.

Gestire le difficoltà di concentrazione nei bambini con DSA

E’ importante ricordare che queste difficoltà, proprio per le ricadute che hanno a livello scolastico e non solo, possono (e devono!!) essere gestite dai genitori, dagli insegnanti e, se guidato e accompagnato, dal bambino stesso.

Ecco alcune indicazioni utili:  

  • Affidarsi ad un professionista (neuropsichiatra infantile e/o psicologo) che possa approfondire con degli strumenti neuro-psicologici specifici il profilo delle funzioni esecutive del bambino, così da conoscere i suoi limiti e i suoi punti di forza, andando oltre la semplice diagnosi di DSA.
  • Valutare, su consiglio del professionista, se intraprendere un percorso di potenziamento delle abilità carenti (concentrazione, attenzione, memoria), affiancandolo o integrandolo al percorso di riabilitazione previsto per i bambini con Disturbi dell’Apprendimento.
  • Lavorare sia a casa che a scuola sul metodo di studio e sulle abilità meta-cognitive, per permettere al bambino di trovare e costruire le proprie strategie (organizzazione del pomeriggio di studio con pause annesse, costruzione di mappe, molteplicità di canali di apprendimento) per semplificare lo studio ed agevolare il raggiungimento degli obiettivi.
  • Utilizzare gli strumenti compensativi (ad esempio, computer, calcolatrice, mappe) per limitare il sovraccarico cognitivo e quindi l’esaurimento rapido delle risorse mentali a disposizione.
  • Coinvolgere il bambino in uno sport, come arrampicata, tennis o arti marziali, proprio per allenare la capacità di focalizzazione dell’attenzione, ma all’interno di un contesto ludico, stimolante e gratificante.
  • Non colpevolizzare il bambino per la sua poca concentrazione! E’ necessario riconoscere che questa difficoltà fa parte del suo Disturbo dell’Apprendimento e quindi non sempre è legata alla sua svogliatezza o scarsa motivazione.

Farsi carico di queste difficoltà nella concentrazione, oltre a quelle solitamente riconosciute nei bambini con DSA, è fondamentale proprio per garantire il successo formativo di tutti gli alunni e soprattutto per fare in modo che l’esperienza della scuola e dell’apprendimento sia gratificante e costruttiva.

Contenuti a cura della Dott.ssa Nellia Arciuolo

 

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