Cos’è la logopedia e chi sono i logopedisti?

Il Logopedista è il professionista che esercita nei confronti dei singoli individui e della collettività attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e alle procedure di valutazione funzionale delle patologie del Linguaggio e della Comunicazione umana in età evolutiva, adulta e geriatrica.

Le parole chiave della Logopedia

L’attività del Logopedista è volta all’educazione e alla rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi.

In situazioni di dubbio o patologiche, in riferimento alla diagnosi, elabora anche in équipe multidisciplinare, il bilancio logopedico volto all’individuazione e al superamento del bisogno di salute, pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità comunicative e cognitive, utilizzando terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio orale e scritto.

Inoltre propone l’adozione di ausili, ne addestra all’uso e ne verifica l’efficacia, svolge attività di counseling per il paziente e i suoi familiari o per le agenzie sociali della famiglia, della scuola, delle istituzioni.

Le principali aree d’intervento sono rivolte verso i disturbi della voce, anche professionale e artistica, compresa la rieducazione dei laringectomizzati, i Disturbi Specifici di Linguaggio (DSL) o i disturbi linguistici secondari a deficit di tipo neurologico e cognitivo, disturbi della fluenza con particolare riguardo alla balbuzie, disturbi globali dello sviluppo in quadri sindromici genetici, disturbo della comunicazione di tipo autistico, afasie, agnosie, aprassie, disturbi da lesione sensoriale come la sordità e loro stato inerente la protesizzazione o l’impianto cocleare, Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) della lettura, scrittura, calcolo.

Nell’ambito dei servizi per l’età evolutiva, la patologia più diffusa è il Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL) che rappresenta circa un quarto della casistica.

Le definizione è: importante disturbo dello sviluppo del linguaggio che non è causato da altre patologie, ha importanti conseguenze negli apprendimenti curricolari quali la dislessia e le difficoltà generalizzate dell’apprendimento durante il percorso scolastico, come da tempo risaputo e recentemente confermato da vaste ricerche condotte nei paesi anglosassoni.

È’ molto diffuso: 5 – 7 % nella popolazione prescolare, colpisce circa il 2 – 3% dei maschi per ogni femmina (a dimostrare che non dipende da fattori di disagio psico -affettivo quanto piuttosto di ordine organico).

È diagnosticabile a partire dai tre anni di età, ma oggi disponiamo di importanti indicatori anche prima dei tre anni. Risponde al trattamento e risponde tanto meglio quanto più è precoce l’intervento riabilitativo ed è quindi importante l’identificazione precoce – viene identificato in equipe pluridisciplinare, dove il ruolo del logopedista è fondamentale per rilevare lo status delle capacità linguistiche.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento della lettura, scrittura, calcolo (DSA) sono stimati mediamente intorno al 5 – 7 % (ma questo è un dato di matrice anglosassone ed è poco omogeneo nella letteratura).

I criteri di identificazione del rischio da parte di genitori e Pediatri sono: a 24 mesi il lessico espressivo è inferiore a 50 parole e c’è assenza di combinazione di parole, assenza di linguaggio combinatorio a 30 mesi.

Gli indici predittivi di rischio sono: produzioni fonologiche caratterizzate da repertorio ristretto di gesti articolatori, immaturità nella struttura sillabica delle lallazioni, inventario fonetico molto limitato, familiarità per ritardi di linguaggio Intorno ai 36 mesi, il 30% circa dei bambini si normalizza, a questa età il livello di sviluppo grammaticale consente di differenziare i casi a più alto rischio di Disturbo Specifico di Linguaggio. I 36 mesi sono un’età critica sia per il limite dei ritardi transitori, sia ai fini diagnostici e prognostici.

Importanti rivoluzioni tecnologiche hanno stravolto i programmi riabilitativi e l’agire del Logopedista in casi di sordità, in particolare quella infantile, basti pensare all’introduzione dell’impianto cocleare. Il motivo del successo di questa innovazione è che si tratta di un vero e proprio organo artificiale, cioè della sostituzione dell’organo sensoriale uditivo, la coclea, con un sistema elettronico. Con questo presupposto è chiaro che cambia anche la prognosi riabilitativa e che diventano fondamentali alcune variabili importanti quali: il paziente, l’impianto utilizzato, il team multiprofessionale per il progetto riabilitativo del quale il Logopedista ha un ruolo importante.

Altra problematica molto sentita, in relazione anche alle nuove conoscenze medico-diagnostiche, è il disturbo di tipo Autistico.

I bambini con autismo mostrano una certa difficoltà a gestire i rapporti interpersonali: restano passivi o addirittura fanno resistenza ad abbracci e attenzioni, non guardano direttamente le persone o lo fanno solo per brevi momenti, spesso tendono ad isolarsi, non sanno giocare. Anche quando sono in grado di comprendere regole sociali, non sanno però applicare in modo flessibile rispetto a persone e a contesti. Anche nel gioco difficilmente mostrano interesse per gli altri o rapporti di amicizia con i coetanei e tendono a giocare da soli. Il gioco simbolico è spesso assente e il bambino passa spesso il suo tempo a smontare e rimontare, oppure in attività legate a movimenti o suoni ripetuti anche in modo ossessivo.
Mancano quindi tutti quei comportamenti sociali che solitamente nei bambini si sviluppano in modo del tutto naturale e che vengono definite nel concetto di intersoggettività, riconoscere l’altro da sé.

L’intersoggettività primaria si presenta intorno ai 7-9 mesi e rappresenta una forma di contatto diretto tra gli individui, senza la mediazione di un oggetto. Riguarda l’interesse per il viso, l’attivazione fisica ed emotiva a stimoli umani, l’alternanza dei turni, l’orientamento verso gli stimoli nuovi, ecc.

Alcuni bambini autistici non parleranno mai, altri saranno in grado di emettere suoni e lallazioni in età molto piccola, ma potranno perdere tale abilità o comunque non è detto che evolverà in linguaggio. Altri, ma solo una piccola parte, svilupperanno un linguaggio quasi sempre in forte ritardo rispetto allo sviluppo normale.

Questi bambini utilizzano quasi sempre comunque il linguaggio in modo poco funzionale alla comunicazione, spesso con ecolalie e stereotipie verbali. Solitamente usano le parole corrette per gli oggetti, ma hanno problemi con le espressioni più astratte. Le parole vengono infatti comprese in quanto legate a qualcosa di reale e obiettivo. È piuttosto carente anche la pragmatica della comunicazione: i bambini autistici ignorano le regole della conversazione che rendono la comunicazione uno strumento sociale.

Quasi sempre è presente, per tutti questi motivi, anche un deficit di comprensione. Anche la comunicazione non verbale presenta delle anomalie: non c’è la capacità di indicare, non c’è un’adeguata mimica facciale, non adottano una postura adeguata, una vicinanza adeguata, possono non usare e non comprendere i gesti.

Tra i disturbi delle funzioni orali e da cause organiche del “vocal tract”, uno dei problemi emergenti come disturbo organico e funzionale della deglutizione è la disfagia, di vitale importanza. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione e l’istituzionalizzazione degli anziani, vede un aumento della frequenza di patologie di interesse logopedico verso altri disturbi comunicativi legati all’età. Alcuni dati riferiscono percentuali significative: su 486 anziani istituzionalizzati il 90% è affetto da deterioramento mentale a vari stadi di gravità, 50% affetto da disfagia di cui il 20% allettati, 30% affetto da patologie psichiatriche con disturbi comunicativi, 20% affetto da patologie dell’apparato respiratorio con grave ripercussione sulla voce e capacità alimentari, 5% affetto da disartria, 2,5% affetto da afasia.

Come abbiamo visto, i problemi legati alla Comunicazione e al Linguaggio sono sempre più attuali e possono, se non trattati adeguatamente, compromettere la qualità della vita dell’individuo: il Logopedista è il Professionista della salute che risponde a questi bisogni, rivolgetevi a lui con fiducia.

Dott.ssa Tiziana Rossetto
Presidente Federazione Logopedisti Italiani

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