Negli ultimi decenni la ricerca scientifica si è dedicata molto allo studio dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) permettendo un rilevante avanzamento delle conoscenze in tale ambito. Tra le numerose affermazioni, ormai da tempo condivise, la letteratura sottolinea un importante legame tra sviluppo delle competenze linguistiche ed apprendimento della letto-scrittura indicando i Disturbi Primari del Linguaggio come i predittori più affidabili dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Ulteriore conferma è giunta questo anno con la pubblicazione delle “Nuove linee guida sulla gestione dei disturbi specifici dell’apprendimento” che hanno rimarcato, ancora una volta, come lo sviluppo delle abilità di lettura, comprensione del testo e scrittura siano significativamente connesse alla consapevolezza fonologica.
Prima di addentrarci nell’argomento è importante però chiarire alcuni punti e quindi…

 

Rallentiamo e proviamo a capire cosa s’intende per Fonologia

Possiamo considerare il linguaggio come composto da quattro sotto-sistemi: la fonologia, il lessico, la sintassi e la pragmatica. Per abilità fonologiche s’intende la capacità di rappresentare mentalmente i suoni che caratterizzano la nostra lingua, discriminarli, selezionarli, combinarli ed ordinarli correttamente per produrre parole.
I suoni della nostra lingua sono 30 ed i nostri bambini dovrebbero essere in grado di conoscerli e produrli tutti al compimento dei 36-48 mesi d’età. 
Lo sviluppo fonologico inizia molto presto: già a 6-8 mesi il bambino è in grado di produrre alcune sillabe piane (MA, PA, CA ecc…), le utilizzerà per comunicare e diventerà con l’esperienza sempre più abile a combinarle fino ad arrivare alla produzione delle tanto attese “prime paroline” (MAMMA, PAPPA…); il processo, come ben sappiamo, non si arresta qui e le competenze dei nostri piccoli parlatori incrementeranno sempre di più: le sillabe prodotte saranno sempre più complesse e le parole sempre più lunghe e ben articolate.
Può, tuttavia, capitare che alcuni bambini ancora nel corso del secondo o terzo anno della scuola dell’infanzia fatichino a produrre alcune parole, specialmente quelle contenenti gruppi consonantici, e potrebbe accadere di sentirli pronunciare “potta” al posto di “porta” o “cala” per “scala”. Non sarà comunque il caso di spaventarsi, ma risulterà importante prestare attenzione e richiedere la consulenza di uno specialista allo scopo di identificare in tempo eventuali difficoltà ed intervenire tempestivamente.

 

Disturbo Primario del Linguaggio e Disturbo fonetico-fonologico

Le ricerche indicano che il Disturbo Primario del Linguaggio (DPL) colpisce circa il 5-7% dei bambini in età prescolare e che la sua espressività è molto variabile. Ciò su cui porremo la nostra attenzione è il Disturbo Fonetico-Fonologico che si manifesta con una difficoltà nell’articolazione di alcuni suoni linguistici e con il persistere, in bambini di età superiore ai 4 anni, di alcuni “meccanismi di semplificazione” riscontrabili in età precedente e che spesso possono rendere difficile la comprensione di quanto prodotto. In questi casi capita spesso che i genitori nel descrivere il parlato di loro figlio utilizzino la frase: “Parla come un bambino più piccolo!”. Difatti la prima cosa che è manifesta anche ad un “occhio inesperto” è che ci aspetteremmo a quell’età una padronanza linguistica differente; sembrerà perciò strano che la “torta” sia ancora una “totta”, la “stella” una “tella” ed il treno un “teno”.

 

Ma perché ne stiamo parlando proprio adesso?

Perché sappiamo che nonostante questo disturbo abbia una prognosi benigna (il bambino, anche se più lentamente, riuscirà ad acquisire, produrre ed utilizzare tutti e 30 i fonemi adeguatamente) purtroppo la sua tendenza sarà quella di persistere e di modificarsi nel tempo e così quando penseremo finalmente di esser riusciti a risolvere una volta per tutti il problema può capitare che ne emerga un altro!

In realtà non ci troveremo di fronte ad una nuova difficoltà, piuttosto ad una sua “evoluzione”.

Il primo cambio di forma, che potrebbe rendersi evidente già prima dell’età scolare potrebbe essere una difficoltà di consapevolezza fonologica. Ecco che di nuovo ci troviamo di fronte ad un termine che racconta, solo attraverso la lettura o l’ascolto del suo nome, di un legame con la fonologia. Con questo termine indichiamo la capacità metalinguistica di riconoscere, distinguere e manipolare i suoni della nostra lingua a prescindere dal loro significato e che è alla base dello sviluppo delle abilità di lettura e scrittura: a tal proposito vanta proprio il titolo di prerequisito degli apprendimenti scolastici. Tra le abilità metafonologiche (o consapevolezza fonologica) ritroviamo la capacità di fusione e segmentazione sillabica e fonemica (PA-NE, P-A-N-E), il riconoscimento della parte finale e iniziale delle parole, la fluenza fonemica, la capacità di riconoscere e produrre rime e di discriminare suoni simili.
La letteratura indica che la consapevolezza fonologica si sviluppa circa 2 anni dopo aver acquisito un’accurata competenza fonologica; se dunque ci mettiamo a fare una rapidissima somma, tenendo ben a mente quanto detto sopra sulle tappe evolutive (raggiungimento di buone competenze fonologiche attorno ai 36-48 mesi) otteniamo come risultato i 5/ 6 anni d’età ed in un batter d’occhio siamo giunti all’ingresso della scuola primaria. Risulta a questo punto abbastanza intuitivo capire che se un bambino ancora dopo il compimento del quarto anno, o ancor di più nel corso dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia non ha acquisito una buona padronanza fonologica farà fatica a sviluppare adeguate competenze metafonologiche e questo potrà avere delle ripercussioni sull’apprendimento della letto-scrittura.

Ovviamente gli studi non indicano che tutti i bambini che hanno avuto un Disturbo del Linguaggio o con pregresso Disturbo Fonetico- Fonologico diventeranno dei cattivi scrittori o lettori, ma sottolinea che vi è un’aumentata probabilità che sviluppino un DSA.

 

Cosa può succedere in età scolare?

Con l’ingresso alla scuola primaria, un bambino che non ha acquisito una buona dimestichezza in attività di segmentazione e fusione sillabica, di riconoscimento o produzione di rime o ancora in compiti di fluenza fonemica (elencare tutte le parole che iniziano con un determinato suono) potrebbe riscontrare difficoltà nell’apprendimento della lettura ed ancor più della scrittura.
Immaginiamo di metterci nei panni di un piccolo studente che deve affrontare un compito di dettato di parole: la maestra detta la parola “casa” – a quel punto lo stimolo target dovrà essere conservato in memoria per il tempo necessario all’analisi dei suoni che la compongono (ca-sa o c-a-s-a), alla ricerca delle lettere corrispondenti ai suoni ascoltati, alla loro riorganizzazione in sequenza ed infine alla loro trascrizione; un’operazione che può apparire semplice ma che deve essere eseguita in un brevissimo lasso di tempo e che comporta un gran dispendio di energie!
Se la maestra decidesse però di dettare una parola ancora più lunga e magari anche complessa perché contenente strutture sillabiche non piane, come ad esempio “transatlantico” o “astronauta” il compito diventerebbe decisamente più faticoso, a maggior ragione se il bambino dovesse anche riscontrare difficoltà nella sua ripetizione, per cui il transatlantico potrebbe trasformarsi in un “tanslatantico” o un “santralantico” e nel corso dell’elaborazione degli ultimi suoni della parola il nostro studente potrebbe essersi dimenticato dei primi. È indubbio che la probabilità di invertire alcune lettere o sillabe o ometterne alcune durante il processo di scrittura cresce notevolmente.
Allenare queste competenze non solo è possibile, ma risulta indispensabile!!

 

Cosa si può fare a scuola?

Senza dubbio moltissimo! La scuola dell’Infanzia riveste un ruolo primario nell’osservazione e monitoraggio delle competenze acquisite dai piccoli studenti e nell’attivazione di progetti di potenziamento che permettano di rinforzare eventuali abilità carenti. Un’identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento consentirà di attivare un intervento tempestivo di potenziamento evitando il rischio che alcuni bambini possano sperimentare situazioni di insuccesso con l’ingresso alla scuola primaria.
Attraverso “laboratori linguistici” o la proposta di attività metafonologiche nel corso dell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia il bambino potrà rinforzare le proprie competenze e creare delle solide basi per l’apprendimento della letto-scrittura.

 

…E a casa? Possiamo giocare!!

Basterà avere un pizzico di fantasia e tanta voglia di divertirsi ed ecco che la “ricerca di rime” può trasformarsi in un torneo a squadre, l’attività di fluenza fonemica in una vera e propria caccia al tesoro e approdando sul “pianeta Robot” sarà possibile allenare le abilità di segmentazione e fusione sillabica.
Perché ricordiamoci che giocare è una cosa seria!!!

Contenuti a cura di Cinzia Tarlini, Logopedista, Laboratori Anastasis.  

Benassi M., Giovagnoli S., Marotta L., Percorsi di ricerca-azione. Lo screening dei prerequisiti. Erickson Editore, 2017. -Mariani M., Marotta L., Pieretti M., Intervento logopedico nei DSA. La dislessia. Diagnosi e trattamento secondo le raccomandazioni della Consensus Conference. Erickson Editore, 2016. -ISS-SNLG-Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, Linea Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Roma, 20 Gennaio 2022.

 

Potrebbe interessarti

0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna al catalogo