Partiamo dalla definizione di memoria…

Pur senza rendercene conto, utilizziamo la memoria più e più volte durante le nostre giornate: ad esempio, per tornare a casa, per fare la spesa, per sbloccare il cellulare con il PIN, per salutare un conoscente, per studiare una pagina di storia. Lo facciamo in modo automatico e grazie ai nostri sistemi di memoria specifici ed integrati tra di loro in una complessa e indispensabile funzione cognitiva, da sempre studiata e analizzata da neuroscienziati, medici, psicologi e filosofi.

Cos’è quindi la memoria?

La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle a seconda delle necessità e del contesto. Non bisogna però considerare la memoria come una fotocopia della realtà, ma come un processo attivo e dinamico che si costruisce e si evolve continuamente attraverso le esperienze di ognuno e l’impatto che queste hanno sui circuiti neuronali alla base della memoria stessa.

Le fasi di questo processo sono state a lungo studiate e i numerosi contributi, tra cui fondamentale è stato quello di Ebbinghaus agli inizi del Novecento, hanno permesso di individuare tre fasi principali:

  • la codifica, ovvero la registrazione di una nuova informazione, che va ad aggiungersi ed integrarsi alla rete di conoscenze già esistente;
  • l’immagazzinamento, cioè la conservazione delle informazioni acquisite in una sorta di magazzino;
  • il recupero e quindi la rievocazione di ciò che è stato immagazzinato attraverso indizi e suggerimenti forniti dall’ambiente o dai propri collegamenti mentali.  

 

Quanti sistemi di memoria abbiamo?

Tantissimi! La complessità della funzione cognitiva della memoria sta proprio nel fatto che i magazzini e le componenti che la costituiscono sono molteplici e strettamente connessi tra di loro. Ad esempio, una prima distinzione sulla base del tempo di mantenimento delle nuove informazioni va fatta tra memoria sensoriale, che immagazzina i dati raccolti dagli organi di senso per pochissimi secondi, memoria a breve termine, che dura circa mezzo minuti ed ha una capacità limitata, e memoria a lungo termine, alla quale passano soltanto le informazioni che vengono elaborate e in qualche modo integrate con quelle preesistenti. Quest’ultima a sua volta è da considerare come un enorme magazzino che contiene tutte le conoscenze apprese e le esperienze vissute da ognuno di noi, dalle quali si costruiscono i ricordi, gli apprendimenti e la propria storia di vita.

I diversi sistemi di memoria sono tanti: la memoria procedurale (saper fare) e quella dichiarativa (sapere e conoscere concetti), quella semantica (relativa a significati e concetti) e quella episodica (eventi specifici), quella autobiografica e altre. Tra le altre, necessita un approfondimento la memoria di lavoro, ovvero quel sistema che permette di conservare temporaneamente le informazioni e allo stesso tempo di elaborarle attivamente e manipolarle, integrando così diversi livelli di conoscenze, quelle recenti e quelle pregresse, in un processo attivo e dinamico. E’ una sorta di bloc-notes per gli appunti, che ci permette quindi di compiere delle operazioni mentali sulle informazioni immagazzinate, anche solo temporaneamente. E’ proprio la memoria di lavoro che utilizziamo principalmente nel fare un calcolo a mente, nel costruire una mappa concettuale e nel pianificare una vacanza o un pomeriggio di studio.

La connessione tra memoria e apprendimento

E’ abbastanza intuitivo come riuscire a immagazzinare nuove informazioni, trattenerle nei propri sistemi di memoria e integrarle con le conoscenze pregresse siano parte di un processo indispensabile per lo studio e per l’apprendimento in generale. La memoria è quindi un “attrezzo” irrinunciabile per chiunque voglia studiare (e imparare!) un nuovo argomento, un nuovo capitolo, un nuovo sport o una nuova canzone.

Allo stesso tempo, bisogna precisare che studiare non significa imparare meccanicamente a memoria; sappiamo che la ripetizione di nuove informazioni porta ad un apprendimento poco duraturo e superficiale e di conseguenza non sarebbe per niente utile per lo studio di tanti argomenti e per il passaggio di questi ultimi nel nostro magazzino a lungo termine. Studiare piuttosto è elaborare le nuove informazioni, personalizzarle con immagini e episodi, arricchirle della propria esperienza ed integrarle con le conoscenze pregresse; è avere a disposizione delle conoscenze pronte per essere rievocate quando l’ambiente (un film che parla dell’Impero Romano o un viaggio in uno Stato appena studiato in geografia) lo richiede. E’ in questa accezione che la memoria può essere davvero utile agli studenti nel loro percorso scolastico e di crescita.  

Tutto questo ha anche una spiegazione neurobiologica: infatti, la struttura cerebrale responsabile dell’immagazzinamento delle nuove informazioni è l’ippocampo, coinvolto anche nei processi emotivi e motivazionali. Di conseguenza, è più facile ed efficace conservare in memoria degli elementi che hanno un valore emotivo oppure con un coinvolgimento diretto nella propria quotidianità; attivando gli aspetti emotivi e motivazionali nell’apprendimento, rendiamo i nostri processi di memoria più immediati e duraturi e, di conseguenza, migliori alleati del nostro studio.

Strategie per la memoria: ad ognuno le sue!

La memoria non è un muscolo e quindi non si rafforza imparando a memorie tante formule o tante informazioni; è invece una complessa funzione cognitiva, la cui capacità può essere aumentata ed incrementata grazie all’uso di strategie efficaci, che permettono di organizzare, personalizzare e rielaborare le informazioni da memorizzare.

Vediamo alcune di queste strategie, dette anche mnemotecniche:

Associazione

Associare le informazioni da memorizzare con elementi familiari può essere utile per favorire e attivare il recupero di informazioni. E’ importante personalizzare l’associazione tra ciò che vogliamo ricordare ed il “gancio” a cui appigliarsi, a seconda delle proprie preferenze (si può trovare un’associazione con una canzone o una melodia, con un’immagine, con un film o con uno sport); come precisato sopra, ciò che ha soggettivamente una valenza emotiva e motivazionale è molto più facile da ricordare e può stimolare il recupero di altre informazioni più neutrali. Ad esempio, per ricordare una data storica importante possiamo creare un’associazione con qualcosa di soggettivamente significativo che è successo in quel giorno (un compleanno, l’inizio dell’estate o della primavera, l’inizio del campionato di calcio, ecc…).

Immagini mentali

Per chi ha uno stile di apprendimento prevalentemente visivo, cioè per chi riesce ad elaborare e a ricordare più facilmente informazioni di questo tipo, una buona idea può essere costruire con il materiale da memorizzare una vera e propria immagine o scena nella propria mente. Ciò che è fondamentale è rendere vivida e colorata la nostra immagine mentale e quindi trasformare anche i concetti più astratti in oggetti concreti e facilmente immaginabili. Ad esempio, per ricordare gli strati dell’atmosfera, possiamo individuare un oggetto per ogni strato (un topo per la troposfera, un termos per la termosfera) e poi eventualmente costruire un’unica immagine o una breve storia con i diversi elementi immaginati. Più sono appariscenti o strane le nostre invenzioni mentali e più sarà facile rievocare quell’immagine e quindi poi le informazioni ad essa legate.

Mappe e schemi

Organizzare il materiale di studio secondo dei criteri più o meno soggettivi in mappe, tabelle o schemi è utile in tutte le fasi dello studio e quindi sia nella fase dell’elaborazione e memorizzazione delle informazioni, sia nella fase del recupero di esse in modo ordinato e facilitato. E’ importante che le mappe vengano costruite soltanto dopo aver compreso e selezionato le informazioni rilevanti e che seguano uno sviluppo concatenato e un’organizzazione tematica dei concetti. Delle informazioni organizzate e rappresentate in una mappa colorata e chiara visivamente sono molto più semplici da ricordare e conservare nella memoria a lungo termine. 

Acronimi e acrostici

Negli acronimi si costruiscono delle sigle con le iniziali delle parole che si vogliono memorizzare nell’ordine in cui sono, mentre negli acrostici si compone una frase formata da parole, le cui iniziali permettono di ricordare delle informazioni o delle liste (ad esempio, “Come Quando Fuori Piove” ci aiuta a ricordare i semi delle carte, ovvero Cuori, Quadri, Fiori e Picche). Anche qui largo spazio alla personalizzazione da parte degli studenti e alla fantasia!

Metodo dei loci

Questa mnemotecnica è per i veterani delle strategie per memorizzare, dato che richiede un certo allenamento, ma produce anche ottimi risultati. Consiste nell’associare agli elementi spaziali rilevanti di un percorso noto, come il tragitto dalla camera da letto alla cucina oppure da casa al panettiere vicino, delle immagini concrete e vivide che sono legate a loro volta ad informazioni o concetti da memorizzare. Ad esempio, riprendendo gli strati dell’atmosfera, possiamo immaginare di trovare, nel percorso dal letto alla cucina, vicino al comodino un topo (troposfera) e più avanti, vicino alla porta della stanza, un termos caldo (termosfera) e così via. Ovviamente è fondamentale allenarsi mentalmente a percorrere il tragitto in questione e, anche in questo caso, più sono stravaganti le immagini e più facile sarà recuperare le informazioni.   

E’ importante sottolineare che non esistono strategie valide per tutti, dato che ogni cervello, nonostante i modelli e le teorie semplifichino il processo di memoria, ha il proprio modo di immagazzinare le informazioni: ad esempio, per alcuni è più facile memorizzare informazioni visive o uditive, mentre per altri è necessario fare esempi concreti. Pertanto, sapere qual è il funzionamento dei propri processi mentali è fondamentale: usare strategie in linea con il proprio stile cognitivo permette di ottenere buoni risultati con meno tempo e meno fatica.

Come supportare la memoria

La memoria, anche se stimolata e aiutata dalle mnemotecniche, ha una capacità limitata e per questo motivo è necessario selezionare le informazioni e le parole-chiave da memorizzare, organizzare il materiale e utilizzare trucchetti e strumenti per supportare la memoria quando e dove non si riesce ad arrivare da soli. Tra questi, fondamentali sono gli schemi e le mappe che, come già descritto sopra, facilitano non solo la fase di memorizzazione, ma anche quella di recupero delle informazioni; utilizzare i colori, i collegamenti, le immagini e (perché no?!) anche i suoni possono rendere la mappa in questione un ottimo strumento di supporto alla memoria, ad esempio durante i ripassi oppure durante le interrogazioni. Anche integrare le informazioni da memorizzare con input sensoriale differenti (canzoni, video, esperienze tattili) e con una modalità interattiva e partecipativa sono trucchetti molto utili da utilizzare nello studio a casa e a scuola, proprio perché stimolano la componente emotiva e motivazionale e forniscono così un supporto alla memoria e all’apprendimento in generale. Infine, bloc-notes, riassunti, tabelle, dispositivi elettronici… possono supportare tutti le nostre abilità limitate.

Anche in questo caso, vale quanto specificato sopra: ognuno ha un proprio stile di apprendimento e quindi può essere agevolato da strumenti diversi; ciò che conta è scoprirli, diventarne consapevoli e utilizzarli come propri alleati.

Riferimenti bibliografici:

  • Anolli, L., Legrenzi, P., Psicologia generale. Il Mulino (Bologna), 2006;
  • Nolen-Hoeksema, S., Fredrickson, B. L., Loftus, G. R., Wagenaar, W. A., Atkinson & Hilgard’s Introduzione alla Psicologia (15° edizione). Piccin Nuova Libraria (Padova), 2011;
  • Cornoldi, C., De Beni, R., Gruppo MT, Imparare a studiare. Strategie, stili cognitivi, metacognizione e atteggiamenti. Erickson (Trento), 2015.

Articolo a cura di Nellia Arciuolo

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