Il 12 gennaio 2022 è stato pubblicato sul sito dell’Istat il report dell’Istituto Nazionale di Statistica dell’anno 2020-2021 riguardo l’inserimento degli alunni con disabilità nelle scuole.

Un articolo approfondito che affronta la tematica da diversi punti di vista e di cui di seguito valorizziamo degli estratti per facilitarne la consultazione.

Per l’anno scolastico 2020-2021 è stata presa in esame anche una sezione per indagare sui tempi e le modalità di attivazione della didattica a distanza.
L’indagine è stata condotta sulle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale via web attraverso un questionario elettronico e si è svolta nel periodo tra aprile e giugno del 2021.

Interessanti i risultati emersi: è migliorata l’organizzazione e la partecipazione alla didattica in seguito anche alla riduzione dei periodi di sospensione delle attività scolastiche. Gli alunni disabili completamente esclusi dalla DAD sono diminuiti al 2,3%, contro il 23% dell’anno precedente.

Persistono, purtroppo, alcune criticità per favorire la totale inclusione nelle scuole italiane degli alunni con disabilità, come l’insufficienza delle postazioni informatiche in 2 scuole su 3 e la presenza di barriere architettoniche in alcune strutture .

Ma analizziamo i dati nel dettaglio.

Alunni con disabilità nelle scuole italiane

Nell’anno scolastico 2020/2021 sono più di 300 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (pari al 3,6% degli iscritti) (fonte MIUR), circa 4mila in più rispetto all’anno precedente (+2%).
Ciò è il risultato della maggiore attenzione nel diagnosticare e certificare la condizione di disabilità tra i giovani, dell’aumento delle domande di assistenza da parte delle famiglie e del maggiore impegno dell’istruzione ordinaria verso il tema dell’inclusione scolastica.

Per l’anno scolastico 2020-2021, le modalità di svolgimento della didattica a distanza sono state definite in modo preciso e dettagliato dal Piano scolastico per la Didattica Digitale Integrata (DDI). Questo documento ha previsto anche diverse modalità di partecipazione per gli alunni con disabilità, tra le quali la possibilità di continuare la didattica in presenza anche durante i periodi di attivazione della DAD.

A differenza dell’anno scolastico 2019/2020, in cui dal mese di marzo tutte le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse contemporaneamente sull’intero territorio nazionale, nell’anno scolastico 2020-2021, l’attività didattica ha previsto l’alternarsi di periodi in presenza con periodi a distanza.

Questo susseguirsi in modo alterno tra DAD e didattica in presenza è stato differente nei territori e negli ordini scolastici: una maggiore didattica in presenza nelle scuole del primo ciclo e un ricorso maggiore alla DAD nelle scuole del Sud Italia dove le restrizioni sono state più significative.

La maggiore organizzazione da parte delle scuole insieme alla riduzione dei periodi di sospensione della didattica hanno favorito un importante aumento dei livelli di partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza, con una percentuale di esclusi che si avvicina al 2,3% contro il 23% registrato nell’anno precedente. Percentuale che aumenta al 3,3% nelle scuole del Mezzogiorno, arrivando in Calabria e in Campania al 4%.

Le cause principali che hanno limitato la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza non hanno subito modifiche rispetto allo scorso anno.
Tra i motivi più frequenti ricordiamo: la gravità della patologia (26%), il disagio socio-economico (14%), la difficoltà di organizzazione della famiglia (14%) e l’assenza di strumenti tecnologici adeguati (11%). Il motivo dell’esclusione per il 6% è dovuto alla difficoltà di adattare il Piano Educativo per l’Inclusione (PEI) alla didattica a distanza; per il 2% è riconducibile alla mancanza di ausili didattici specifici.

 

Alunni con disabilità

 

Organizzazione della didattica a distanza

Le modalità di partecipazione alla didattica a distanza sono state diverse per gli alunni con disabilità. Il 41% ha preso parte alla DAD come gli altri alunni cioè con lezioni
a distanza in collegamento con tutti i docenti (curricolari e per il sostegno) e insieme all’intera classe. Per il 38% di alunni la scuola ha invece organizzato percorsi personalizzati con il coinvolgimento dei coetanei, con lo scopo principale di evitare l’isolamento. In questo caso, per questi studenti, nei periodi in cui la classe ha seguito le lezioni a distanza, la didattica si è svolta sempre in presenza con l’insegnante per il sostegno e con un gruppo ristretto di compagni in presenza (25%) o collegati da remoto (13%).

Gli alunni completamente esclusi dalle attività didattiche svolte a distanza sono il 2%, mentre il 19% è rappresentato da studenti con disabilità che hanno svolto la didattica con il solo insegnante per il sostegno, senza il coinvolgimento dei compagni e degli altri docenti.

Studenti che non hanno partecipato alla dad

 

La risposta della scuola alle richieste di dispositivi informatici

Con l’avvio della didattica a distanza è stato richiesto un grande impegno da parte della scuola che ha dovuto organizzarsi per far fronte alla carenza di dispositivi informatici nelle case degli studenti.
La scuola è riuscita comunque a rispondere positivamente a tale carenza fornendo la strumentazione necessaria al 98% dei richiedenti.

Le domande maggiori derivano dalla scuola secondaria di secondo grado (20%) mentre diminuiscono nella scuola primaria (13%) dove l’attivazione della DAD è stata meno frequente.
Il numero di richieste aumenta nelle regioni del Sud Italia, dove si registrano i dati più alti nelle regioni della Basilicata e della Calabria (rispettivamente 25 e 32%).

Insegnanti per il sostegno e insegnanti specializzati

Nell’anno scolastico 2020/2021, gli insegnanti per il sostegno che hanno svolto il proprio lavoro nelle scuole italiane sono più di 191mila. Nella scuola statale sono poco più di 184mila (fonte MIUR) e sono circa 7mila nella scuola non statale (fonte Istat). Valori in crescita di oltre 8mila rispetto all’anno scolastico precedente (+4,4% registrato quasi esclusivamente nella scuola statale).

Di questi docenti, circa 65mila (il 34%) sono curricolari, si tratta cioè di insegnanti che non hanno una formazione specifica riguardo il tema della disabilità. Questa questione è più frequente nelle regioni del Nord Italia (44%), mentre nelle regioni del Sud Italia scende al 20%.

Formazione dei docenti su modelli scolastici inclusivi

Con l’avvento della didattica digitale integrata, è diventata importante la competenza dei docenti sia curriculari che per il sostegno riguardo modelli scolastici inclusivi. Questi modelli prevedono la progettazione di percorsi didattici efficaci che coinvolgano tutti gli studenti della classe senza nessun tipo di esclusione.

La formazione su modelli e metodologie inclusive non è però ancora molto diffusa: solo il 24% dei docenti curricolari ha partecipato a corsi di formazione su questi temi. Valore che sale al 28% tra gli insegnanti per il sostegno.
La formazione risulta essere meno frequente tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado (21% dei docenti curricolari e 25% dei docenti per il sostegno).

 

Insegnanti curricolari e di sostegno che hanno seguito corsi su modelli inclusivi

 

Ruolo della tecnologia

La tecnologia può svolgere un’importante ruolo di “facilitatore” nel processo d’inclusione scolastica, supportando l’alunno e aumentando i livelli di comprensione nella didattica.
In Italia il 75% delle scuole dispone di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità; la dotazione maggiore si evidenzia nelle regioni del Centro (78%), con Toscana e Emilia-Romagna che presentano oltre l’80% di scuole provviste di postazioni. La percentuale più bassa si registra invece in Sardegna (64%).

Tra gli ordini scolastici, risulta maggiormente sprovvista di postazioni insufficienti la scuola primaria (70%).

Postazioni informatiche in classe

Per favorire una didattica di modello inclusivo è fondamentale che le postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità siano collocate all’interno della classe.
La loro posizione invece in ambienti esterni alla classe, può rappresentare un ostacolo all’utilizzo quotidiano dello strumento come facilitatore per la didattica.
La collocazione di postazioni informatiche collocate all’interno della classe, tra le scuole che vi dispongono, si evidenzia nel 47% dei casi. Dato che cala nelle regioni del Sud Italia (43%), con percentuali minime in Abruzzo e Puglia (41%). Il restante 53% dei complessi scolastici dispone di queste postazioni tecnologiche in ambienti esterni alla classe come in laboratori o in aule per il sostegno.

Nonostante quindi la disponibilità di queste postazioni informatiche all’interno e non all’esterno della classe non risulti ancora completamente diffusa, è importante però evidenziare un apprezzabile miglioramento negli ultimi anni. La percentuale di scuole dotate di postazioni informatiche in classe è passata dal 37% al 47% negli ultimi 3 anni. Le scuole dell’infanzia che utilizzano tecnologie specifiche a supporto dell’alunno con disabilità sono il 21%.

Scuole statali e non statali e postazioni informatiche

Barriere architettoniche per gli alunni con disabilità motorie

Sono ancora tante le barriere architettoniche presenti nelle scuole italiane nell’anno scolastico 2020/2021: soltanto 1 scuola su 3 risulta essere accessibile per gli alunni con disabilità motoria. Questa situazione migliora nel Nord del Paese dove si registrano valori superiori alla media nazionale (37,5% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i dati più bassi, nel Mezzogiorno (28,4%). La regione con meno barriere architettoniche risulta essere la Lombardia, con il 42,5% di scuole accessibili, mentre la Campania registra la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (23%).

Le barriere più diffuse nelle scuole sono: la mancanza di ascensori o l’assenza di un ascensore adeguato al trasporto delle persone con disabilità (45%). Frequenti sono anche le scuole non provviste di servoscala interno (29%) o di bagni a norma (24,4%).

Invece, all’interno dell’edificio scolastico, si verifica raramente la presenza di scale (6% dei casi) o porte non a norma (3%).

Difficoltà di accesso per gli alunni con disabilità sensoriali

L’accessibilità degli spazi deve contenere anche gli ausili senso-percettivi che sono destinati a favorire, all’interno del complesso scolastico, l’orientamento degli alunni con disabilità sensoriali. Ma, in questo caso, i dati sono ancora bassi e la situazione riguarda tutto il territorio nazionale, con poche differenze tra il Nord e il Sud del paese. Solo il 16% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, necessari a rendere gli spazi accessibili agli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell’1 % delle scuole.

Soltanto il 17% delle scuole afferma di aver effettuato, nel corso dell’anno scolastico, lavori finalizzati all’abbattimento delle varie barriere architettoniche, mentre il 18% di scuole dichiara di non averlo fatto anche se l’edificio ne avrebbe avuto bisogno.

Accessibilità scuole statali e non statali, varia  dal 27 al 36 % quella fisica, con prevalenza al nord - altri tipi di accessiblità, come le mappe a rilievo per ipovedenti sono meno sviluppate

 

SITOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
https://www.istat.it/it/files//2022/01/REPORT-ALUNNI-CON-DISABILITA.pdf

Articolo a cura di Letizia Pierotti,  comunicazione Anastasis

 

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