Crescere meglio i nostri bambini alimentando la loro autostima con due risorse essenziali: curiosità e creatività

 

Da circostanze complesse a sfide fattibili

In ogni fase della vita siamo sottoposti a nuove sfide che si presentano entusiasmanti e utili per lo sviluppo della nostra persona, ma poi possono rivelarsi insidiose, perché possono comportare un fallimento che mette in discussione le certezze relative alle nostre capacità. Anche a bambini e adolescenti si richiede quotidianamente di fronteggiare situazioni simili, talvolta rappresentate da una verifica scolastica difficile, da una competizione sportiva particolarmente accesa, o da una discussione con gli amici. Posti di fronte a queste prove, i ragazzi hanno la possibilità di reagire in modo positivo quando cogliessero che quella verifica, competizione o discussione, rappresenta un ostacolo alla loro portata, anche se consapevoli di non possedere alcuna garanzia di successo. Tuttavia, non è facile percepire come ‘sfida accettabile’ una circostanza che appare assai complessa. Succede ad esempio di cadere nell’errore di autoconvincersi che studiare per quella verifica è per noi impossibile, in quanto comunque “andrà male”. Per fare in modo che ciò non accada, è fondamentale che la valutazione rivolta a noi stessi sia di livello soddisfacente. Ci serve percepire che, rispetto all’ambito che stiamo affrontando, “possediamo sufficienti capacità”. In altre parole, perché un bambino o un ragazzo viva il ‘compito difficile’ come una sfida che valga la pena accettare, anche senza avere garanzie di successo, è necessario che abbia sviluppato un adeguato grado di autostima.

 

Autostima tra successi e insuccessi

L’autostima, quindi, è una sorta di valutazione globale che l’individuo attribuisce a sé stesso. È un costrutto multidimensionale ed è specifica per i diversi ambiti. Ad esempio, Sara ha 15 anni e sa di poter contare su delle amiche sincere che la capiscono, e con cui si sente in armonia, anche se a volte tra loro nascono delle discussioni. Inoltre S. ha intorno a sé degli adulti supportivi, pronti ad ascoltarla e incoraggiarla. Potremmo quindi rilevare in lei un elevato livello di autostima legata all’ambito sociale. Tuttavia, in quello scolastico, dovremo attribuirle un livello di autostima piuttosto scadente, in quanto la sua storia di studentessa è caratterizzata ormai da una serie di insuccessi accumulati nei diversi anni. L’autostima, quindi, risente in modo rilevante delle esperienze vissute. Vivere esperienze di successo può contribuire ad accrescerla e questo a sua volta ci motiva a fronteggiare con impegno le nuove sfide, nutrendo aspettative di buona riuscita. Tornando al nostro esempio, Sara potrebbe vivere la lite con alcune sue amiche come un momento arduo e delicato, ma proprio perché altre volte in passato è riuscita a risolvere le discussioni in modo positivo, ora è motivata a trovare una soluzione, confidando in un buon esito. Al contrario, invece, il suo investimento personale per lo studio della lingua inglese è decisamente minore, in quanto quest’anno non è ancora riuscita a raggiungere la sufficienza. Senza considerare che, fin dalla scuola Primaria, in questa e altre discipline si sente ‘negata’. Si può ritenere che questo accumulo di insuccessi abbia contribuito ad instaurare nella ragazza un circolo disfunzionale, per cui la difficoltà in Inglese rafforza in lei la convinzione di ‘non essere capace’ e, di conseguenza, per lei è impensabile decidere di investire di più in quella materia e sentirsi motivata. Pertanto la convinzione di ‘non essere capace’ si è poi trasformata in un comportamento di studio poco efficace, che inevitabilmente concorre ad ottenere valutazioni negative. Ai suoi occhi, questi esiti negativi non fanno altro che rafforzare tale convinzione di non essere in grado, e la sua autostima scolastica ne risente direttamente.

 

Autostima e approvazione sociale

Poiché l’autostima agisce come motore per indirizzare il nostro comportamento, è molto importante rompere quei circoli disfunzionali che non fanno altro che erodere notevolmente il suo livello. Non si può certo avere la pretesa di modulare l’autostima di un bambino o di un ragazzo come fosse il volume di una radio; però è importante tenere a mente che il supporto emotivo e l’approvazione sociale possono influire utilmente sul costrutto dell’autostima. In particolare, il gruppo dei pari e gli adulti di riferimento possono esercitare, a seconda dell’età, una forte influenza positiva su di esso. Nei bambini risultano particolarmente importanti i commenti e i feedback ricevuti dai caregivers e in misura minore quelli ricevuti dal gruppo dei pari. Al contrario invece, in adolescenza, assume maggior interesse quanto ci restituisce il gruppo dei pari, mentre minor peso viene dato a quanto viene espresso dagli adulti. A questo proposito, tuttavia, ricordiamoci sempre che l’adulto che si rapporta con l’adolescente (sia esso genitore, insegnante o in altro ruolo) sarebbe comunque in grado di esercitare un certo grado di influenza utile sull’autostima del ragazzo, se rappresentasse ai suoi occhi un interlocutore valido e degno di fiducia, nonostante tutto.

 

L’autostima e i feedback inviati dagli adulti su bambini e ragazzi

Quali feedback possiamo quindi offrire ai ragazzi e ai bambini per accrescere la loro autostima? Pensiamo nello specifico a cosa dire a una ragazza come Sara, che dopo svariati tentativi di applicazione nello studio (anche se forse poco adeguati), sta vivendo una serie di insuccessi scolastici. Proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri. Potrebbero essere del tipo: “Sarò bocciata, sono stupida, non ce la farò mai…”. E cerchiamo di comprendere anche il suo vissuto emotivo: preoccupazione, paura della verifica e delle lezioni di Inglese, vergogna per i voti insufficienti. Come adulti, quindi, cosa possiamo dire a Sara per accrescere o, perlomeno, non ledere la sua autostima scolastica già compromessa?

“Ti devi impegnare di più”. Questa frase fa intendere che il suo impegno non sia stato sufficiente, però lascia anche spazio all’idea che con un impegno maggiore Sara avrebbe tutte le capacità per farcela.
Ora però dovremmo domandarci come potrebbe interpretare la ragazza questa frase. Sara infatti, da un lato potrebbe sentirsi incoraggiata, perché l’adulto ritiene che lei possieda risorse adeguate, ma è anche vero che lei ritiene di aver già fatto tutto il possibile negli anni. Forse sentirsi dire ciò potrebbe offenderla, in quanto l’impegno fino ad ora profuso era, a suo avviso, il massimo che poteva dare. A tal proposito, sarebbe quindi preferibile suggerire a Sara di attuare delle azioni specifiche, poiché limitarsi al semplice “Ti devi impegnare di piùè troppo generico e lascia spazio a molte interpretazioni. Meglio quindi proporle strategie concrete da sperimentare, come ad esempio: “Riprova a svolgere l’esercizio scrivendo i tuoi dubbi, per chiedere poi spiegazioni in classe”, oppure: “Hai provato a leggere un paragrafo alla volta, invece che l’intero capitolo?”.

Bravo!” Andrea, 12 anni, è riuscito a svolgere un’espressione di matematica correttamente. L’adulto lo vede e soddisfatto esclama: “Bravo Andrea!”. Desidera, infatti, complimentarsi con il bambino che ha instaurato con la matematica un rapporto complicato, ma questa volta ce l’ha fatta e viene spontaneo lodarlo. Ma come potrebbe interpretare Andrea questa frase? Effettivamente questo messaggio può essere ambiguo. Andrea da un lato può gioire per il complimento ricevuto, ma dall’altro potrebbe anche pensare che tutte le altre volte in cui si è applicato tanto, provando e riprovando, in realtà è stato sempre e soltanto “non bravo”. E poiché rende orgogliosi sentirsi dire ‘bravo’, potrebbe temere di fallire svolgendo la prossima espressione e quindi di “perdere” la sua bravura. In questo caso sarebbe perciò preferibile commentare insieme la performance di Andrea, ma soprattutto identificare insieme a lui quali sono le cause che lo hanno portato a raggiungere il risultato esatto. Si potrebbe ad esempio dire: “Ho visto che ti sei concentrato molto e che quando avevi dei dubbi hai consultato le regole del libro. Inoltre prima di andare avanti controllavi i calcoli. Facendo così sei arrivato alla soluzione giusta: hai fatto proprio un ottimo lavoro!”. Questo commento dettagliato è molto prezioso, poiché aiuta il ragazzo a comprendere quali siano state le azioni efficaci che lui stesso ha messo in atto, attraverso un monitoraggio personale. Le sottolinea e le rinforza, aumentando così la probabilità che anche negli esercizi successivi, Andrea sarà disposto ad utilizzare queste strategie, in quanto ne ha sperimentato l’utilità, ottenendo risultati incoraggianti.

“Con me ci riesce”. Luca ha 10 anni e poiché fatica molto con la scuola, viene aiutato da un tutor. La mamma però è preoccupata perché nelle verifiche in classe, da solo, spesso prende voti bassi. La mamma si reca dal tutor per chiedere spiegazioni e questo le risponde: “Quando lavora con me, Luca riesce quasi sempre a svolgere tutti gli esercizi e a capire quello che studia”. Questa frase, apparentemente innocua, suggerisce quindi che Luca possiede le giuste risorse per affrontare la scuola, ma che ha bisogno “di seguire la sua strada” per raggiungere buoni risultati. Ma come potrebbero interpretare questa frase Luca e la sua mamma? Possono pensare che Luca, per farcela, avrà sempre bisogno di qualcuno; che da solo non può affrontare un argomento appena spiegato in classe; che per lui è assolutamente necessaria la presenza di quello specifico tutor. Tutto ciò, ovviamente, lede l’autostima di Luca e aumenta la preoccupazione della mamma. In questi casi è invece più efficace analizzare quali sono le strategie che risultano adeguate nel lavoro con Luca, e renderlo partecipe di questa riflessione. “Penso che tu sia riuscito a svolgere questa comprensione scritta perché, prima di leggere tutto il testo in una volta, hai guardato le singole domande. In questo modo sei riuscito a farti un’idea generale delle richieste, e solo dopo hai letto il testo dividendolo paragrafo per paragrafo”. Questo commento è molto utile sia per la mamma, che può ottenere delle indicazioni strategiche da condividere anche con la scuola, sia per Luca stesso, che a poco a poco costruirà un bagaglio di strategie che potrà scegliere di mettere in campo in base al compito da affrontare. Questo lo farà sentire efficace, competente e, soprattutto, autonomo e ciò potrà concorrere ad aumentare la sua autostima.

Questa breve rassegna di frasi che spesso si dicono, ci permette di toccare nel concreto quanto il peso di una parola possa concorrere a costruire o, al contrario, sgretolare, l’autostima di uno studente.
In generale, quando vogliamo dare un feedback rispetto a una prestazione è sempre preferibile focalizzarsi sul comportamento (“Ci sei riuscito perché hai fatto questo”) invece che sulla persona (“Sei stato bravo”); come pure sul miglioramento personale, anche se piccolo e quasi impercettibile (“Hai fatto un errore in meno della settimana scorsa!”), invece che sul confronto con gli altri (“Hai fatto meno errori di Giulia”).

 

Nutrire l’autostima grazie a curiosità e creatività

Infine, per incrementare l’autostima di bambini e ragazzi, soprattutto quando sono coinvolti in compiti sfidanti che possono incutere preoccupazione, è bene focalizzarsi su ciò che può motivarli ad investire tempo e sforzi cognitivi, aumentando così la probabilità di riuscita. Cercare quindi di rendere il compito più appagante possibile, interessante. Ma, poiché ogni individuo è differente dagli altri, non ci sono modalità che assicurano di rendere stimolante un compito per ogni studente. Ognuno, infatti, dovrebbe cercare di capire quale può essere la propria modalità che permette di trasformare un argomento di studio in un qualcosa di significativo. Al di là di ogni possibile etichetta diagnostica, sarebbe particolarmente importante per tutti gli studenti diventare consapevoli di come tener alta la propria attenzione, del modo migliore per applicarsi trovandoci “gusto”. L’adulto in questo può supportare la curiosità dei ragazzi e il loro pensiero divergente che, con straordinaria creatività, può aiutare ad individuare mezzi personalissimi onde incentivare lo studio e facilitare la propria capacità di ricordare le nozioni più disparate. Spesso si incolpano i docenti di non incuriosire abbastanza gli studenti, di non incentivare l’attenzione. Questo indubbiamente aiuterebbe ad essere più concentrati e attivi, ma non si può sollevare del tutto gli studenti dalla loro responsabilità di apprendere. È infatti rischioso, anche per la stessa autostima dei ragazzi, concordare con loro sul fatto che il merito di aver compreso (o di non aver compreso affatto) un argomento, sia da imputare all’insegnante. Questi, infatti, è al di fuori del controllo dello studente, che poco potere detiene rispetto a come gli viene presentata in classe la lezione o sul grado di difficoltà della verifica. È consigliabile, invece, fare leva su quello che lo studente può fare per riuscire, focalizzandosi sui fattori interni e controllabili da lui stesso. Si può quindi stimolare una sana curiosità rispetto alle cause individuali che hanno portato a un determinato risultato, domandandosi cosa è stato di aiuto per capire un argomento, e cosa invece si è rivelato poco utile. Quindi non accontentarsi più di demandare all’esterno il merito di un proprio risultato (“il compito era facile; la prof mi ha aiutato”), ma ricercare le azioni specifiche che sono state messe in campo personalmente (“Ho studiato di volta in volta; ho ascoltato attentamente in classe”). Si può anche promuovere la creatività degli studenti nell’immaginare soluzioni alternative, strade non ancora percorse e da sperimentare, per valutarne individualmente l’efficacia. E, come succede ogni volta che si compie qualcosa di nuovo, si deve essere pronti ad accogliere anche l’eventuale errore, che non è sinonimo di fallimento, ma rappresenta una tappa spesso imprescindibile di ogni processo di scoperta.
Prevedere curiosità e creatività nel processo di studio significa pertanto assumere e trasmettere ai ragazzi l’idea che ci possano essere diverse modalità per raggiungere un obiettivo, e che ognuno può cercare o addirittura inventare nuove strade da percorrere. Significa aiutare lo studente a mettersi nella condizione di sperimentare che il suo agito può modificare il corso degli eventi, che la sua strategia può generare un effetto sul suo apprendimento.
Convincendosi dunque di non essere in balia di fattori ed eventi esterni, ma che loro stessi possono individuare strategie efficaci, anche Sara, Andrea e Luca potranno gradualmente accrescere la loro autostima e, sempre a piccoli passi, riuscire a interrompere quel circolo disfunzionale che teneva in pugno la loro possibilità di imparare.

 

 

 

 

A cura di: Valentina Mazzanti – Laboratori Anastasis

 

 

Bibliografia
“I disturbi dell’apprendimento” Cornoldi, 2019
“Psicologia dello sviluppo” Santrock et all 2008

 

 

 

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