L’esigenza di capire quali software utilizzare con mio figlio per facilitarne l’apprendimento nasce intorno agli undici anni di età e cioè all’inizio della scuola secondaria di primo grado. Non perché prima non ce ne fosse stato bisogno, ma semplicemente perché le circostanze ci hanno portato gradualmente a capire come orientarci.

Il periodo della scuola primaria è stato il più difficile in assoluto e ha inciso negativamente sia da un punto di vista didattico che psicologico.  In quegli anni, infatti, non sapevamo bene cosa avesse nostro figlio e perché gli altri lo additassero come un alieno. Da mamma intuivo che qualcosa non andava e nessun miglioramento apprezzabile interveniva a modificare la situazione, nonostante gli incontri organizzati a scuola dove partecipava la psicologa di turno specificando che bisognava tener conto delle difficoltà attentive e di concentrazione del bambino.Sono stati anni molto faticosi, anni in cui, benché ci rivolgessimo alle strutture sanitarie pubbliche, non riuscivamo ad avere una certificazione ed una diagnosi appropriata che consentisse a nostro figlio di usufruire dei benefici previsti dalla legge.

Oltretutto, la scuola in questione dimostrava di non avere sufficiente preparazione dal punto di vista psicopedagogico per poter fronteggiare una situazione così delicata. Ricordo quel periodo quasi come un incubo, non riuscivamo a stare dietro ai compiti, per non parlare delle difficoltà in ambito relazionale e sociale.C’è voluto del tempo per capire che mio figlio aveva la Sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, e che le difficoltà scolastiche aumentavano di anno in anno proprio perché non riusciva a stare al passo.  Notavamo con preoccupazione che aveva difficoltà nel pianificare, ad organizzare un lavoro, la tendenza ad agire d’impulso, ad essere poco flessibile quando si trattava di risolvere problemi di vario tipo e soprattutto dimostrava di avere scarsa memoria nelle attività.

Avevamo però constatato che il suo punto di forza era da ricondursi prevalentemente al ragionamento visivo e per questo, cominciammo a darci da fare per capire quali software utilizzare per creare mappe concettuali che lo aiutassero a fissare i pensieri dopo averli elaborati attraverso un approccio metacognitivo, creando così una struttura di base che lo supportasse nel momento della ripetizione. Oltretutto, le difficoltà nei processi visuo-spaziali e il fatto che fosse mancino creavano un ulteriore ostacolo, che grazie ai software di Anastasis, riuscimmo ad arginare piuttosto bene. Sentii parlarne positivamente durante un seminario riguardante i Disturbi Specifici dell’Apprendimento cui ero iscritta.

Pensai che uno strumento come SuperMappe EVO  avrebbe fatto al caso nostro e così lo acquistai. Notai subito che il software catturava l’attenzione di mio figlio.  Probabilmente forme, colori e immagini stimolavano il suo interesse. Ci rendemmo conto che era molto più facile approfondire, mettere in relazione i vari concetti, svilupparli in maniera semplice grazie al collegamento internet. Riuscire a selezionare e ad organizzare le informazioni lo aiutava a contestualizzare meglio, e il suo stile comunicativo, spesso bizzarro e fuori luogo per un disturbo semantico pragmatico del linguaggio, risultava sempre più coerente.

Con il tempo è diventato più autonomo ed ha appreso un metodo di studio. Oltre SuperMappe EVO abbiamo acquistato anche MateMitica, un quaderno digitale di matematica. Finalmente i problemi di scrittura e di copiatura sembravano risolti. Tutto risultava chiaro e comprensibile anche grazie all’utilizzo dei colori con i quali veniva supportato nei vari passaggi riuscendo così a mettere in pratica le regole studiate e con i quali si divertiva a personalizzare le formule.

Credo che il percorso scolastico sia una grande opportunità di crescita per chiunque, una fase della vita, che nel bene e nel male, lascia segni indelebili. Avere questi strumenti a disposizione da utilizzare sia a casa che a scuola fa di sicuro un’enorme differenza.Sembra quasi impercettibile, ma col tempo, ogni piccolo tassello messo al suo posto andrà a completare una parete, una base solida su cui poter edificare la propria vita, e affinché ciò accada, credo sia importante capire che una didattica inclusiva, oltre a tener conto delle diversità degli alunni, abbia bisogno del sostegno del corpo docente e di una buona dose di consapevolezza da parte delle famiglie.

Nell’ambito dell’autismo poi, è indispensabile una preparazione adeguata, in quanto il ragazzo necessita di un ambiente strutturato in grado di accoglierlo e di farlo sentire parte del tutto.

Lorena Orfei,  insegnante e mamma di un bambino con Sindrome di Asperger

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