“Come osa la prof darmi questo voto?”

Stella entra al doposcuola molto nervosa: ha preso 5 nella verifica di Inglese.
“Come osa la prof darmi questo voto? Non sa che io sono dislessica e per me è stato molto faticoso tentare di imparare il Present Perfect?”.
Stella ha una diagnosi di dislessia, frequenta il primo anno della scuola secondaria di secondo grado e un doposcuola specialistico per studenti con DSA. Negli anni ha imparato ad utilizzare le strategie di studio più adeguate al suo profilo e in molte discipline sono stati registrati cambiamenti significativi dal punto di vista dei risultati e del suo atteggiamento, ora diventato più funzionale. Fanno però eccezione alcune materie, come Inglese. Su queste si arrende facilmente illudendosi di studiare abbastanza e pretendendo, così, di ottenere il massimo dei risultati con il minimo sforzo.

 

“Pensi di aver studiato abbastanza?”

Al doposcuola partiamo dalla frase di Stella e nel nostro momento iniziale di Circle Time ne discutiamo insieme agli altri ragazzi. Qualcuno domanda: “Pensi di aver studiato abbastanza?”. Ecco che la ragazza si mostra indispettita e dal piano delle competenze personali (conoscenze maturate, strumenti, strategie) sposta il discorso al piano delle cause esterne. La colpa principale, quindi, viene attribuita alla docente che, a detta di Stella, non conosce le caratteristiche dei DSA, ha creato un compito troppo complesso e per giunta è stata estremamente stretta nella valutazione. Qualcuno domanda quindi nuovamente: “Ma tu, Stella, pensi di aver studiato abbastanza?”. La ragazza si infuria e poi ammette: “Sapevo tutto quello che un dislessico poteva sapere!”.

Succede spesso che i disturbi dell’apprendimento vengano presi dagli studenti stessi come una giustificazione per disinvestire in una o più discipline, illudendosi che, in virtù della loro diagnosi, possano evitare di approfondire alcuni argomenti. Questo può succedere per diverse ragioni: lo sforzo richiesto dalla materia è percepito come troppo alto, per cui lo studente perde fiducia nelle sue possibilità, oppure succede perché esperienze pregresse hanno avuto un risvolto negativo e “Se tanto finisco per prendere un brutto voto, meglio evitare di impegnarmi troppo”. Molti ragazzi disinvestono anche a causa di teorie ingenue e poco funzionali che finiscono per creare un’illusione di sapere. Vediamone alcune.

 

Questione di “tempo”

Di frequente i ragazzi non riescono a considerare in modo efficace il senso del tempo. C’è chi dice: “Ho addirittura impiegato 30 minuti per svolgere questo esercizio, è per forza corretto!” e altri invece che affermano: “Ho studiato 4 ore consecutive, sono certo di sapere tutto!” Sappiamo bene, però, che non esiste un tempo limite per garantire di aver studiato con efficacia un argomento, anzi, la quantità di tempo non è proporzionale alla qualità dello studio. In primo luogo, infatti, uno studente strategico sa che il proprio cervello non è efficace se si catapulta sui libri per 4 ore consecutive ininterrottamente. Pertanto quelle 4 ore interrotte possono essere state in realtà poco produttive, proprio a causa di una innata incapacità di mantenere un’alta soglia di vigilanza per così tanto tempo. Oppure al contrario, queste 4 ore possono essere state qualitativamente scarse, in quanto intervallate da continue distrazioni. Il risultato è però sempre lo stesso: lo studio non può essere stato di qualità.
In secondo luogo si deve considerare la specificità di ogni mente che apprende: si può essere più intuitivi e quindi più veloci in alcune materie e al tempo stesso più bisognosi di chiarimenti e quindi molto meno veloci in altre.

 

“Ho studiato tutto quello che c’era sulle slides!”

Soprattutto durante il passaggio da un ordine scolastico ad un altro, serve un fisiologico periodo di assestamento per comprendere quanto approfonditamente studiare un argomento. La modalità che si era rivelata adeguata alla scuola secondaria di primo grado diventa, spesso, non sufficiente per affrontare con profitto la secondaria di secondo grado. Ci si illude di sapere tutto studiando solo dalle slides fornite dal docente, ma in verifica, poi, possono essere chiesti anche argomenti trattati solo marginalmente a lezione, ma ampiamente descritti nei libri di testo.
In questi casi è bene accompagnare i ragazzi a comprendere che proprio in virtù del fatto che stanno crescendo, è richiesto loro uno sforzo ulteriore, così da sviluppare competenze sempre maggiori.

 

“Ho finalmente preso 6 in Inglese, ma la prof ha rovinato tutto dicendo che la mia pronuncia non è corretta”

Talvolta è necessario aiutare i ragazzi a non prendere sul personale i commenti degli insegnanti (posti in modo più o meno adeguato), ma leggere tali commenti come una possibilità per migliorare, come un suggerimento da sviluppare per il prossimo compito. Ciò è fondamentale per porsi nella condizione di imparare efficacemente.

 

“Anche solo per averci messo dell’impegno meritavo la sufficienza!”

Non si deve disconoscere mai la fatica di cui ogni studente deve farsi carico per affrontare le richieste scolastiche e, quanto più possibile, è fondamentale premiare l’impegno. Allo stesso tempo, però, va anche riconosciuto che la valutazione necessariamente si basa su criteri principalmente oggettivi, perciò serve raggiungere un determinato punteggio per ottenere la sufficienza, al di là dello sforzo profuso. In questi casi può essere utile riflettere sull’esigenza di essere perseveranti e costanti nell’impegno. E’ interessante, a questo proposito, esplicitare l’idea che per raggiungere un livello più alto è necessario un allenamento continuativo. All’inizio può sembrare che questo salto di livello non arrivi (perché il voto resta sempre lo stesso), ma in realtà, seppur sotto soglia, il cambiamento è in atto e il salto sta per compiersi: per questo è necessario mantenere alta la motivazione e promuovere un atteggiamento di studio strategico.

 

Un cambio di prospettiva

Tutte queste voci riportate dai ragazzi, sottolineano quanto sia di primaria importanza aiutare gli studenti a scardinare le loro illusioni di sapere, per mettersi nella condizione migliore di apprendere, riconoscendo, con umiltà, di essere fallibili, di avere il diritto di imparare e di dover talvolta “imparare ad imparare”. Abbassare le difese, non offendersi per un suggerimento o un voto più basso delle aspettative, ma intravedere in essi le occasioni per un miglioramento, così come la fiducia dell’adulto che lo sprona ad andare oltre ai suoi limiti. Infatti, proprio perché l’adulto ritiene che lo studente ne abbia le capacità, si permette di dare un suggerimento.
A tutti gli studenti che come Stella restano delusi per un voto, illudendosi di sapere abbastanza, abbiamo il dovere di ricordare che essi hanno diritto di uscire dalla scuola con delle reali competenze acquisite. Il voto non deve per nessun motivo diventare uno strumento di offesa, mentre deve essere letto come un indicatore della conoscenza raggiunta così da aiutare a monitorare se, lungo il percorso di studio, serve “aggiustare” le modalità, o se invece vanno bene così. In questo senso, gli insegnanti vigilano sulla possibilità di apprendere e pretendono impegno da tutti gli studenti, perché anche quelli con un Disturbo Specifico di Apprendimento, sempre che siano messi nelle migliori condizioni per farlo, devono necessariamente percepire che il diritto di imparare appartiene anche ad essi.

 

 

 

A cura: Valentina Mazzanti – Centro di Apprendimento Anastasis

 

 

 

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