“Le emozioni sono il nostro modo di interpretare il mondo e di dare significato alla nostra esperienza.”

Daniel Goleman

Le emozioni sono la cornice della nostra quotidianità: ci accompagnano in tutte le nostre esperienze di vita e, talvolta anche inconsapevolmente, determinano il nostro comportamento. Imparare a riconoscere e comunicare il nostro stato emotivo è fondamentale per vari motivi: favorisce una maggiore comprensione dei propri e altrui meccanismi di funzionamento, supporta nella costruzione di relazioni significative, permette di esprimere i propri bisogni e ricevere il supporto adeguato da chi ci circonda.

Lo sviluppo emotivo segue tappe e conquiste ben distinte in base all’età del bambino o della bambina. Ciò che risulta fondamentale lungo il corso degli anni è un adeguato supporto da parte degli adulti di riferimento. Ma procediamo a piccoli passi…

 

Cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono spesso definite come risposte complesse a stimoli che coinvolgono una combinazione di componenti fisiologiche, cognitive e comportamentali.

Paul Ekman nei suoi numerosi studi ha distinto emozioni primarie e secondarie. Le emozioni primarie sono 7: Rabbia, Paura, Tristezza, Felicità, Sorpresa, Disgusto e Disprezzo e condividono le seguenti caratteristiche:

  1. emergono nelle primissime fasi di vita e sono presenti in tutto il corso della vita;
  2. compaiono in risposta a stimoli interni o esterni;
  3. hanno segnali universali distintivi come ad esempio una specifica espressione facciale comune a tutte le persone;
  4. hanno una breve durata e possono variare in intensità;
  5. possono essere piacevoli (gioia) o spiacevoli (rabbia o tristezza);
  6. possono influenzare il comportamento.

Le emozioni secondarie si formano dalla combinazione delle emozioni primarie e sono influenzate dal contesto interpersonale e culturale nel quale è cresciuta la persona. Non sono dunque innate ed universali, ma si formano mediante i processi di apprendimento in uno specifico contesto sociale. Coinvolgono aree cerebrali più complesse come la corteccia prefrontale e, per questo motivo, compaiono più tardi nella storia di sviluppo di ogni bambino o bambina. Si tratta di emozioni come l’invidia, la vergogna, il senso di colpa, la nostalgia, la delusione, la gelosia, l’offesa, l’ansia.

 

A cosa servono?

Le emozioni svolgono diverse funzioni importanti nella vita umana: aiutano a comunicare i nostri stati interiori agli altri, influenzano il nostro comportamento e le nostre decisioni, permettono di adattarci a nuove situazioni. Le emozioni possono anche fornire un’indicazione importante del nostro stato interiore e delle situazioni che lo determinano, aiutandoci a navigare attraverso le sfide della vita quotidiana.
Le emozioni svolgono un ruolo cruciale anche nelle relazioni interpersonali e nell’apprendimento. Basti pensare a quante emozioni provano i ragazzi e le ragazze quando si trovano a scuola e quanto queste influenzano l’apprendimento. Alcune ricerche sostengono che la creazione di un ambiente educativo inclusivo, accogliente e che faccia sperimentare agli alunni emozioni piacevoli, abbia degli effetti positivi sull’attenzione, motivazione e memorizzazione degli studenti.

 

Come evolvono le emozioni?

Lo sviluppo emotivo è influenzato da fattori biologici, cognitivi, sociali e culturali e, per tal motivo, può variare notevolmente da persona a persona.
In questa evoluzione, è importante supportare l’autoregolazione emotiva cioè la capacità di gestire e regolare le proprie emozioni in modo efficace. Con l’aumentare dell’età il bambino acquisisce sempre maggiore autoregolazione emotiva richiedendo quindi sempre meno la presenza del genitore come mezzo per ripristinare lo stato emotivo iniziale.

  1. Gli infanti: non sono in grado di autoregolarsi e richiamano continuamente l’attenzione dell’adulto per segnalare bisogni fisici ed emotivi. Tuttavia iniziano a sviluppare le primissime strategie ad esempio succhiando il pollice o il ciuccio oppure usando peluche o oggetti piacevoli.
  2. In età prescolare (3-5 anni) i bambini iniziano ad essere consapevoli delle proprie e altrui emozioni riuscendo gradualmente a riconoscerle, nominarle e gestirle. Potrebbero fare ancora molto fatica ad autoregolarsi senza un adeguato supporto dell’adulto e potrebbe essere molto utile aiutarli a respirare quando sono agitati o arrabbiati oppure a condividere ciò che provano con un disegno o un gioco. E’ importante anche stabilire routine quotidiane ad esempio per il momento della nanna rendendo quindi la giornata prevedibile e rassicurante.
  3. In età scolare (6-12 anni) fino all’adolescenza potrebbero aver sviluppato strategie per autoregolarsi ma resta comunque fondamentale il supporto del genitore per elaborare quanto accaduto, per fornire loro un contenimento emotivo e strumenti per gestire la situazione. Durante l’adolescenza, in particolare, l’esperienza emotiva diventa più complessa a causa dei cambiamenti fisici, ormonali e cognitivi e possono sperimentare un’instabilità emotiva dovuta alle nuove sfide che devono affrontare.

 

Qual è il ruolo degli adulti?

Questo percorso può non essere sempre semplice e per questo motivo è molto importante che i genitori sostengano i figli nello sviluppo di tali competenze. Supportare e guidare sin dalla prima infanzia una conoscenza di sè e delle proprie emozioni permette di accrescere le competenze di comunicazione e regolazione emotiva e quindi di dar loro gli strumenti per affrontare le sfide e le situazioni stressanti della vita, di creare relazioni positive e di raggiungere i proprio obiettivi.
Si possono individuare in particolare alcune buone prassi che i genitori possono rispettare:

  1. porsi in una posizione di ascolto e rispetto verso il/la bambino/a: è importante mostrare interesse verso il suo stato emotivo, senza sminuire ciò che sta provando e senza mostrare atteggiamenti giudicanti. Tutte le emozioni provate ed espresse hanno una valore e un significato in quel momento ed è quindi fondamentale validare, comprendere e farli sentire liberi di comunicare e di condividere le loro esperienze emotive.
  2. riconoscere le loro emozioni: aiutare a dare un nome allo stato emotivo provato in quel momento dicendo ad esempio “mi sembri arrabbiato/a”.
  3. individuare l’antecedente situazionale che ha determinato l’insorgenza di quella determinata emozione dicendo ad esempio “cosa ti ha fatto arrabbiare?” oppure “posso chiederti cosa ti ha fatto sentire così?”.
  4. favorire la costruzione di strategie di regolazione emotiva adeguate: trovare insieme modi per gestire e regolare lo stato emotivo emerso ad esempio respirando insieme, creando un modo giocoso come una parole in codice per indicare il bisogno di una pausa o di una passeggiata per calmarsi ecc.

In generale è importante ricordare che i bambini apprendono moltissimo tramite imitazione o modellamento del comportamento altrui. In particolare, i figli acquisiscono abilità e comportamenti osservando ed imitando il comportamento di figure di riferimento e, per tale motivo, il modo in cui l’adulto gestisce e regola il suo stato emotivo di fronte al bambino gli offre una grande opportunità di apprendimento.
Si può aiutare i propri figli nel riconoscimento delle proprie emozioni anche tramite la condivisione emotiva dedicando cioè tempo e spazio al dialogo e al confronto su come il genitore stesso si è sentito e ha reagito in una determinata circostanza: ad esempio “sai, oggi a lavoro ho avuto una discussione con un collega, mi sono molto arrabbiata e ho avuto bisogno di fare una pausa per calmarmi”.

Talvolta le emozioni dei bambini possono essere molto difficili da gestire, determinando anche negli adulti frustrazione e senso di impotenza.
Nel libroL‘eleganza del riccio” di Muriel Barbery, la sensibile protagonista Reneè offre un’immagine potente e suggestiva delle emozioni come un “oceano in tempesta”, sottolineando l’importanza di “trovare la propria barca” per navigare in questo mare emotivo.

Immagino genitori e bambini impegnati a “costruire insieme la propria barca” e concentrati a scegliere le caratteristiche che meglio si adattano ad ognuno: quanto deve essere capiente la mia barca per contenere le mie emozioni? Di quali strumenti ho bisogno al suo interno? Chi può talvolta aiutarmi a pilotare?
Il risultato sarà una barca unica e pronta a navigare attraverso le tempeste emotive della vita.

 

 

Bibliografia:

 

 

A cura di Milena Castagliuolo – Psicologa e tecnico dell’apprendimento – Laboratori Anastasis

 

 

Potrebbe interessarti

0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna al catalogo