Trenta minuti in più al giorno davanti a uno schermo, prima dei due anni, raddoppiano il rischio di un ritardo nel linguaggio. Un’ora, tra i tre e i cinque anni, toglie un quarto d’ora di sonno e avvicina rapidamente la soglia che i pediatri associano a un rischio maggiore di ipertensione. Sono numeri pubblicati dalla Società Italiana di Pediatria, non allarmismi da titolo di giornale, e dicono una cosa precisa: il tempo passato davanti a un dispositivo non è mai neutro, qualunque sia l’età di chi lo usa.
In questo webinar, Tomaso Bernardi, psicologo del Centro di Apprendimento Anastasis, parte da questi dati per affrontare una domanda che riguarda insieme famiglie, scuola e clinica: come distinguere l’uso di un dispositivo che sottrae tempo a sonno, movimento e relazione da quello che, al contrario, apre a un apprendimento diverso o compensa una difficoltà. La stessa Società Italiana di Pediatria è concorde nel dire che la tecnologia non si combatte, si governa — e governarla significa saperne leggere gli effetti prima di stabilire le regole.