Quando andiamo in vacanza siamo abituati a scegliere le mete in base a ciò che vogliamo visitare, al clima che vogliamo trovare; controlliamo il tempo che ci sarà in quei giorni, prepariamo la valigia sapendo a che cosa andremo incontro. Ci sono alcuni viaggi in cui, però, non è tutto così facile da programmare: pensi di avere la valigia pronta per andare al mare ma, scendendo dall’aereo, ti accorgi che l’atterraggio è avvenuto in montagna, fa freddo e tu non hai gli indumenti adeguati, devi capire dove sei finito, come mai c’è stato un cambiamento di rotta, devi fare in modo di avere tutto ciò che ti permetta di stare bene, di sentirti accolto in questa meta imprevista ed alla fine, dopo un po’ di scombussolamento, ti accorgi che la montagna offre molte attrattive. Non eri preparato perché pensavi di arrivare al mare ma hai imparato in poco tempo ad adattarti e hai sicuramente trovato molti aspetti positivi anche in questa meta imprevista. Questo accade anche nella vita reale: un giorno ti accorgi o ti dicono che tuo figlio ha bisogno di aiuto. Prima pensi che sia pigro e lo rimproveri perché non ha voglia di studiare, poi inizi a capire che c’è qualcosa che non va. Cerchi di sapere dove andare, cosa fare, come comportarti. A volte ti senti anche in colpa per non averlo capito. Incontrerai persone che ti giudicheranno e non ti capiranno ma anche persone che ti sapranno ascoltare, consigliare, accompagnare nei momenti più difficili.

tratto da Guida alla dislessia per genitori, a cura di Luca Grandi

La comunicazione della diagnosi di un figlio è una tappa importante nel viaggio di vita di una famiglia: alcuni vivono questo momento con sollievo, perché finalmente hanno dato un nome ad una difficoltà, altri provano un grande senso di rabbia magari perché si chiedono come mai nessuno prima abbia detto loro la verità, altri ancora cercano subito di capire come potersi attrezzare per andare avanti con strumenti e strategie efficaci.
In tutti i casi la diagnosi diventa un punto di ri-partenza per un futuro da costruire insieme al proprio figlio.

Comunicare bene la diagnosi

Il modo in cui viene data la comunicazione della diagnosi ha un ruolo fondamentale per quello che sarà il primo impatto con il figlio e le parole del professionista, e soprattutto il suo atteggiamento, saranno ricordati con disagio oppure con riconoscenza a seconda della modalità che avrà adottato. Alcuni studi evidenziano quattro criteri fondamentali per una modalità ottimale di comunicazione:

  • Empatia.
    Il clinico sa di dare una notizia che inizialmente sarà vissuta con sofferenza ma che con il tempo potrà diventare affrontabile e che questa nuova consapevolezza permetterà alla famiglia e al ragazzo di comprende, accettare, crescere.
  • Rispetto.
    Qualunque cosa accada nello spazio e nel tempo della comunicazione il clinico dovrà accogliere in assenza di giudizio.
  • Uno spazio privato.
    Sarà importante comunicare la diagnosi in un contesto che permetta ai genitori e al ragazzo di fare domande e esprimere i propri vissuti senza l’interruzione di telefoni, estranei e/o qualunque cosa possa essere vissuta come disturbante e intrusiva.
  • Tempo.
    E’ buona prassi accogliere i genitori e il ragazzo dandosi un tempo ma stando pronti ad uscire da quel tempo laddove ci sia necessità di un maggior dialogo e di un confronto che sarà il punto di partenza per l’inizio di un cammino maggiormente consapevole.

La comunicazione della diagnosi dovrebbe avvenire alla presenza del ragazzo, per alleggerire la famiglia da un carico oneroso, il dover a sua volta comunicare la notizia al figlio, e perché lo spazio della restituzione può diventare il luogo in cui accogliere domande e dare spiegazioni utilizzando un linguaggio semplice, chiaro, efficace.
Il clinico potrà spiegare che il disturbo dell’apprendimento è una caratteristica che non porta con se solo elementi di fragilità ma anche e soprattutto punti di forza da cui partire per trovare strategie di studio maggiormente efficaci e strumenti in grado di valorizzare le potenzialità.

Sarà importante rendersi disponibili per comunicare anche alla scuola quanto emerso nella valutazione, in modo da suggerire strumenti e strategie per favorire un apprendimento significativo e alleggerire il carico di studio anche attraverso la compilazione di un PDP rispettoso dello studente.
Sarà, infine, importante suggerire esempi di come comunicare la diagnosi ad altre persone, parenti, compagni di classe e amici, per iniziare a parlarne con serenità, per ripartire da una immagine più ricca di se stessi.

D.ssa Monica Bertelli – Resp. Centro Apprendimento Anastasis

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Scarica la Guida alla dislessia per Genitori di AID, a cura di Luca Grandi.

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