Questo testo raccoglie una sintesi di alcune delle osservazioni emerse durante il webinar Anastasis del 19 novembre sui Bisogni Educativi Speciali a cura del Prof. Fabio Celi, psicologo e psicoterapeuta, Docente di Psicologia Clinica nell’Università di Pisa e di Psicoterapia cognitivo comportamentale in EE nelle Scuole di specializzazione di Milano, Bologna, Parma e Firenze.

Spesso il disagio non riesce ad essere espresso a parole dai bambini e dai ragazzi che lo vivono: è compito delle figure educative coglierne i segnali.

Le diverse figure educative possono vigilare per cogliere proprio quei segnali, a volte deboli e sotto traccia, che permettono di intercettare in tempo un problema prima che esso si amplifichi, aumentando la difficoltà di risoluzione.

In queste situazioni la domanda sottesa è: “ho bisogno di essere aiutato, non ce la faccio! trattami come studente con Bisogni Educativi Speciali o mi perderai! Forse sono lento nell’apprendimento, o non riesco a star fermo, o tendo a fare il contrario di quello che dice la maestra, o sono in ansia o triste… Comunque: aiutami!”

Cosa fare quando un bambino ci manda dei segnali – nelle forme più diverse – con il comune denominatore di una richiesta di aiuto?

Il Dott. Fabio Celi, psicologo e psicoterapeuta, suggerisce tre regole di base per definire quali atteggiamenti verso il bambino possano favorire una risposta a lui utile:

Guarda ll video completo del Webinar sui segnali di attenzione degli studenti BES, tenuto dal Dott. Fabio Cel.

 

1 NON METTERE IL TAPPO!

Il primo suggerimento è di non “mettere il tappo” alla situazione di disagio: se un bambino esprime una difficoltà fare finta di nulla non è utile. Il consiglio è quindi di evitare frasi tipo: “ma figurati! queste cose non le voglio nemmeno sentire, sei intelligente…” Il bambino sta cercando di dirvi qualcosa; proprio come succede con la valvola di una pentola a pressione, se si mette un tappo a un tentativo di sfogo oggi, domani e così via, alla fine si potrà verificare uno “scoppio”.

 

2 NON RIEMPIRE LA BOTTIGLIA!

Il secondo suggerimento è di evitare di riempire la bottiglia “imbottendo” il bambino con idee già pronte. Non è detto che le idee che abbiamo siano quelle che il bambino ha bisogno di sentire. Persino la rassicurazione può rappresentare un blocco della comunicazione, in alcuni casi. E’ quindi importante non dare al bambino una soluzione preconfezionata, magari aggiungendo: “Lo so io come devi fare” “Devi entrare in classe senza fare troppe storie” “L’importante è che studi” “Sei giovane, hai tutta la vita davanti, sorridi che la vita è bella”  e pensando che tutto vada a posto.
Non andrà tutto a posto, se manca un passo fondamentale: l’Ascolto.

 

3 ASCOLTA

Anche i migliori consigli possono fallire se prima non c’è l’Ascolto. Ascoltare è quindi la prima raccomandazione. Nell’ascolto talvolta ci sono parole di aiuto – ma soprattutto c’è il silenzio, perché è nel silenzio che i segni del disagio, i motivi della difficoltà, le preoccupazioni e le tristezze possono venire fuori. La relazione di auto è fatta quindi di accettazione, di silenzio e di tempo: sereno, disteso e “misericordioso”. È dentro questo atteggiamento di misericordia che alla fine, forse, ci sarà la comprensione, e dal silenzio potranno emergere tante preziosissime cose.

Tramite l’ascolto aiuterai il bambino a “togliere il tappo”, a “buttare fuori” quello che ha dentro. Ascoltalo.

 

 

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