Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento

Presentiamo un secondo estratto dal capitolo su RIDInet ospitato dal volume di Erickson “Teleriabilitazione nei disturbi di apprendimento” ( disponibile per l’acquisto sul sito Erickson qui ) a cura di Luigi Marotta, Christina Bachmann e Chiara Gagliardi, che propone un interessante punto della situazione sulla teleriabilitazione dei disturbi dell’apprendimento, in particolare contestualizzato nell’emergenza Covid-19 del periodo marzo-maggio 2019.

In particolare il presente articolo riporta le testimonianze dirette di utilizzo durante il lockdown da parte di alcune ASL/ASST del Nord Italia. Nel primo articolo abbiamo presentato invece un sunto della prima parte del capitolo del libro di Erickson dedicato a RIDInet e volto a fornire una fotografia delle principali evidenze scientifiche attualmente disponibili sull’uso della piattaforma.

Esperienze di RIDInet durante il lockdown da Covid-19

Per quanto l’obiettivo originale e principale del progetto RIDInet sia quello di rendere attuabili le linee guida sul trattamento definite dalla Consensus Conference sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento, linee guida che consigliano interventi a cicli di tre mesi basati su 2 o tre incontri la settimana, fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 è subito apparso chiaro che il modello di intervento sottostante fosse “resistente” ad un lavoro con i bambini in modalità “totalmente a distanza”.

Già nella prima metà di Marzo 2020 la staff tecnologico di Anastasis comunicava che il “traffico” sulla piattaforma era aumentato del 20%, ed era conseguentemente necessario potenziare l’apparato di server su cui poggia RIDInet.

Nel frattempo veniva intrapresa un’azione interlocutoria sia con il Comitato Scientifico sia con una serie di partner storici per un confronto sulle modalità di lavoro solo a distanza, anche al fine di realizzare una serie di webinar mirati a dare alla comunità dei clinici alcune indicazioni e condividere buone prassi.

Il confronto ha messo in evidenza un’interessante convergenza naturale sul fatto che il passaggio alla modalità “solo a distanza” potesse essere così caratterizzato:

  • Basato sulla “virtualizzazione” delle sessioni in studio: clinico e bambino s’incontrano nel contesto di una videochiamata, e le attività di RIDInet vengono svolte tramite condivisione del desktop di uno dei due. Quale sia la piattaforma di videochiamata scelta non importa: è consigliabile però che consenta di mantenere  il contatto visivo in sovraimpressione alla condivisione del desktop
  • Per alcune App, viene condiviso il desktop del clinico, tendenzialmente quando l’adulto deve evidenziare gli errori commessi dal bambino. Viene invece condiviso il desktop del bambino nelle App in cui è lei/lui ad agire direttamente
  • Ha carattere temporaneo, e non può comunque prescindere da una valutazione iniziale e finale

Dati sull’aumento di sessioni registrati durante il lockdown

Grafico dati RIDInet Covid

Grafico 1 –  Aumento di sessioni di lavoro dei bambini prima e durante il lockdown da Covid-19

Il grafico mostra l’incremento delle sessioni di lavoro svolte mensilmente su RIDInet: l’incremento da febbraio (31.924) a marzo (42.030) è di oltre il 30%. Vi è una lieve flessione in maggio, con la fine del lockdown.

Durante il periodo marzo-maggio, il numero di Centri privati che usano RIDInet è aumentato del 10%, quello dei Centri pubblici del 16%; il numero di clinici nei primi, ancora del 10%, nei secondi del 26%. Il numero di bambini è aumentato del 20% nei Centri pubblici: nei Centri privati è aumentato in marzo e aprile, per calare in maggio.

Se si esclude quest’ultimo dato, comprensibile visto la particolare situazione  a fine lockdown dei bambini già provati dalla Didattica a Distanza, appare chiaro che RIDInet è risultato per molti un valido strumento per assicurare continuità di trattamento alle famiglie nonostante l’emergenza sanitaria e la conseguente impossibilità di recarsi in studio o ambulatorio.  

Interessante è il caso di Speech: si tratta di una App che  si rivolge alla competenza linguistica espressiva del bambino nei suoi aspetti lessicali, morfosintattici, semantici e pragmatici. Dalla sua uscita in piattaforma due anni fa come prima attività sui disturbi primari del linguaggio, non aveva mai registrato più di un 2% delle sessioni totali svolte su RIDInet, rivelando una certa difficoltà ad essere abbracciata dalle logopediste che si occupano di linguaggio. 

L’emergenza Covid-19 ha facilitato l’adozione di Speech: molte logopediste, poste di fronte alla necessità di trovare strumenti per il lavoro a distanza, hanno capito che la App facilita e struttura il fondamentale aiuto dei genitori: i genitori, a loro volta, hanno compreso che possono partecipare ed avere un ruolo importante nella terapia dei bambini, specie come attori della generalizzazione: ovvero aiutando il bambino a trasferire ciò che è stato fortificato è potenziato nel lavoro con Speech nel linguaggio di tutti i giorni.

Le sessioni di Speech a fine maggio erano il 9% del totale: l’ingresso di questi terapisti e bambini costituisce parte integrante dell’incremento nell’utilizzo di RIDInet visto nel paragrafo precedente.

Vediamo nel dettaglio alcune interessanti esperienze che sono emerse da questa serie di confronti avuti con centri pubblici attivi proprio nelle zone più colpite dall’emergenza sanitaria: centri in cui operano clinici di grande esperienza, che utilizzano RIDInet da molti anni.

La Dott.ssa Paola Morosini e la Dott.ssa Daniela Moroni, rispettivamente neuropsichiatra Infantile (e dirigente) e psicologa presso l’Unità Operativa complessa Neuropsichiatra Infanzia e Adolescenza (UONPIA) ASST Lodi, riportano la necessità che il Centro aveva ad inizio marzo di smaltire la lista di attesa con casi in lista dal 2018, quindi una grande motivazione ad attivarsi. I casi erano in prevalenza DSA, già pronti con già la valutazione.

Tramite videochiamate alle famiglie, si è concordato di iniziare ad usare Ridinet totalmente a distanza. Sono stati chiamati anche bambini di seconda primaria con punteggio al limite e bambini L2: in questi casi RIDInet è stato una sorta di potenziamento prima della diagnosi.

Gli incontri, ovvero le “sessioni in studio virtualizzate”, si sono svolti con Skype circa una volta ogni due settimane.

Da un punto di vista di qualità dell’intervento, è stato riscontrato un miglioramento nella relazione con la famiglia, probabilmente grazie anche al fatto che molti genitori fossero in “smart-working”. Probabilmente, congiuntamente alla minore pressione didattica sui bambini, questo ha implicato un numero di sessioni di lavoro superiore alla media.

Sono state fatte incoraggianti prove di uso di RIDInet con bambini con ritardo cognitivo e con spettro autistico.

La Dott.ssa Paola Bona (neuropsichiatra infantile e dirigente) e la dott.ssa Elettra Cerruti (logopedista) della Struttura Semplice Dipartimentale Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza ASL 2 di Savona, raccontano uno scenario simile. Con RIDInet lavorano su DSA, DPL e funzioni esecutive: la proposta di proseguire il lavoro totalmente a distanza durante il lockdown ha avuto un 70% di risposte positive dell’utenza, specie per disturbi fonetici e fonologici lievi. RIDInet si dimostra una buona risorsa anche in accoppiata con la videochiamata, importante sia per un contatto relazionale sia per seguire bene gli aspetti articolatori da impostare.

Nella teleconferenza i bambini iniziano anche a scrivere: questa cosa era stata già notata con la chat ma in questo caso ci sono ulteriori opportunità. Le nuove attivazioni avvengono in questo caso su bambini già valutati.

La Dott.ssa Maria Teresa Giarelli  (neuropsichiatra infantile e dirigente) e la Dott.ssa Monica Buscema (logopedista) dell’Unità Operativa complessa NeuroPsichiatria Infanzia e Adolescenza (UONPIA) ASST Cremona confermano l’importanza dell’uso di RIDInet anche per il contatto con i bambini che, non andando a scuola, spesso sono lasciati soli con i nonni perchè genitori lavorano. In alcuni casi, essendo un territorio molto colpito, sono in ospedale. RIDInet diventa anche strumento per “entrare” nelle famiglie, quindi risulta molto importante la chat quotidiana, a cui è aggiunta la teleconferenza una volta la settimana. Questi clinici riportano che molti ragazzi è come se aspettassero l’appuntamento con entusiasmo.

Anche in questo caso, le nuove attivazioni avvengono su bambini già valutati.

E’ aumentato anche il numero di terapisti che hanno abbracciato RIDInet, e questo sarà interessante per il “dopo”. Questo strumento tecnologico, che a volte viene giudicato freddo a causa della non relazione, si sta trasformando al contrario in un facilitatore di relazione sia col bambino che con la famiglia.

Ciò che ricorre nelle esperienze riportate e in tante altre non riportante è che il ricorso a questa “sessione ibrida” in cui clinico a bambino s’incontrano a distanza nel contesto di una videochiamata potrebbe diventare una buona prassi anche ad emergenza terminata: è più “agile” di una sessione in presenza, non implica tempi di spostamento per la famiglia, ha effetto positivo sulle liste di attesa. Inoltre questa sorta di telecamera che entra nelle case dei bambini consente un punto di vista diverso sulla famiglia diverso rispetto al lavoro con il bambino in studio o ambulatorio.

Ancora una volta, la parola chiave è l’integrazione: la sessione ibrida non sostituirà quella in presenza, ma potrebbe integrarla. Insieme al Comitato Scientifico  verrà valutata l’opportunità di una revisione del modello di intervento di RIDInet in questa direzione.

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