Dicembre 2006, Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità: è il momento che sancisce a livello internazionale il concetto di inclusione come diritto universale a partecipare attivamente in tutti i contesti di vita, scuola compresa.

L’inclusione riguarda e coinvolge tutti: la persona con Bisogni Educativi Speciali, la sua famiglia, i suoi compagni di classe, il docente di sostegno, i docenti di classe, gli educatori, gli specialisti clinici e tutto il personale della scuola. Si parla di inclusione e non di integrazione perché è il contesto ad adattarsi ai bisogni individuali degli alunni della classe, non viceversa.

Con la Direttiva del 27/12/2012 sui Bisogni Educativi Speciali (BES), il Ministero dell’Istruzione (MIUR) si dà l’obiettivo di garantire la personalizzazione degli apprendimenti a tutti gli studenti con difficoltà di apprendimento, anche nelle situazioni “in cui è presente un disturbo clinicamente fondato, diagnosticabile ma non ricadente nelle previsioni della Legge 104/92 (certificazione di disabilità) né in quelle della Legge 170/2010 (nuove norme in materia di DSA)”.

Infatti, nella premessa della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, è specificato che “ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (DM 27/12/2012, p. 1).

La didattica inclusiva e come metterla in pratica

Una proposta interessante per ripensare la didattica tradizionale in ottica inclusiva arriva dalle Linee guida dello Universal Design for Learning (UDL, Cast, 2011) che mirano a
garantire a tutti il diritto alla partecipazione e lo sviluppo delle proprie potenzialità grazie a tre principi guida per gli insegnanti, il cosa, come e perché dell’apprendimento:

  1. Cosa – Proporre forme di rappresentazione molteplici dei contenuti, perché gli alunni hanno modi diversi di approcciarsi ad essi e non ne esiste uno ottimale per tutti. È necessario differenziare con diagrammi, mappe mentali o concettuali, schemi, video, simulazioni e molto altro ancora, per aiutare tutti a comprendere meglio le informazioni fornite
  2. Come – Proporre più forme di azione ed espressione. Gli alunni hanno modi diversi di esprimere ciò che sanno, per esempio alcuni potrebbero esprimersi meglio nello scritto e non nell’orale, e viceversa. Valorizzare le differenze e differenziare le forme di espressione (testuale, visiva, multimediale, tecnologica, ecc.) significa aiutare tutti a esprimere le proprie conoscenze in modo più efficace, a beneficio di tutti gli alunni
  3. Perché – Proporre forme di coinvolgimento diverse, perché non esiste un modo unico ed efficace di coinvolgere e motivare gli alunni. Per esempio, oltre al lavoro individuale è essenziale promuovere anche quello in coppia, in piccolo gruppo e in altre forme che incoraggino la collaborazione tra pari.

Diversità e differenza nello stile di apprendimento sono i perni che sorreggono la necessità di mettere in pratica la didattica in forma inclusiva: il fine ultimo è dare valore alla diversità stessa, per fare in modo che ogni alunno raggiunga il suo massimo potenziale, nell’apprendimento ma anche nella partecipazione alla vita scolastica in tutti i suoi momenti, si senta gratificato dai risultati raggiunti e ricavi da questi una motivazione costante a impegnarsi.

Il ruolo della tecnologia nella didattica inclusiva

Le tecnologie informatiche (ICT – Information and Communication Technology) possono avere un ruolo cruciale nell’abbattere le barriere e gli ostacoli alla partecipazione e possono contribuire a garantire la possibilità di assecondare modi diversi di apprendere, secondo una logica inclusiva.

La Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità (ONU, 2006) firmata dall’Italia nel 2009, parla esplicitamente del ruolo delle tecnologie per l’accesso alle informazioni. In particolare, nell’Articolo 4 degli obblighi generali si legge che gli Stati si impegnano “a promuovere l’accesso per le persone con disabilità alle nuove tecnologie ed ai sistemi di informazione e comunicazione, compreso Internet”.

Le tecnologie aiutano a rafforzare i sistemi educativi, la conoscenza diffusa, l’accesso alle informazioni, la qualità e l’efficacia dell’apprendimento.

Anche le “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” del MIUR (2012) sottolineano:

  • il valore insito nella capacità di individuare, rielaborare e gestire le informazioni, anche grazie all’uso delle tecnologie
  • la capacità di acquisire informazioni in modo critico, utilizzando più fonti e selezionando quelle più attendibili, di sintetizzarle e riorganizzarle, rielaborandole e presentandole in modo personale, per esempio con riassunti, mappe, liste, tabelle

Costruire mappe concettuali con l’aiuto della tecnologia

Le mappe concettuali e i software che permettono di realizzarle compaiono sempre ai primi posti degli elenchi degli strumenti che agevolano la didattica inclusiva, per motivi intuibili con facilità:

  • la mappa concettuale serve sia all’insegnante, che la usa per le attività didattiche e per stimolare gli alunni a trovare un metodo di studio efficace
  • ogni studente può usare le mappe per organizzare lo studio e il materiale da utilizzare, per prendere appunti, ripassare le lezioni, studiare per preparare una verifica

In ottica di didattica inclusiva, l’uso delle mappe da parte degli insegnanti e di tutti gli alunni è un passo importante per una didattica che coinvolge tutti, nessuno escluso, e permette a ogni alunno di trovare la via personale per studiare e imparare assecondando i propri punti di forza.

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