“Ricordo che quando ero un giovane studente non ancora laureato ero stato contattato dalla mamma di un ragazzino cieco, perché gli dessi una mano a studiare; il ragazzino leggeva perfettamente in braille, veramente bravo, ma un po’ lento. Quindi io leggevo le cose che doveva studiare,  poi ne parlavamo insieme; avevamo deciso di lavorare così dall’inizio dell’anno scolastico. In primavera mi ricordo che le cose non andavano bene, lui era molto stanco, probabilmente sentiva anche la primavera. 

Io non molto esperto ad un certo punto mi sono fatto coraggio e dal basso della mia assoluta inesperienza ho detto alla mamma che avevo bisogno di parlarle.  Sono andato quindi dalla mamma che aveva una villetta con giardino e ho cominciato a fare un discorso relativamente alle difficoltà del ragazzo, quello che si sarebbe, secondo me, dovuto fare e quello che invece il ragazzo non riusciva a fare;  un discorso che si stava facendo molto lungo, arzigogolato. Più parlavo e più mi rendevo conto che parlavo del nulla, che non riuscivo ad arrivare al punto e che non combinavo niente; la mamma mi ascoltava per gentilezza ma aveva lo sguardo un po’ perso.

Ad un certo punto dal fondo del giardino arriva un signore  in tuta da operaio con una falciatrice. Ci guarda e scusandosi per l’interruzione conferma alla signora che aveva aggiustato il falciaerba, probabilmente ingolfato. Fornisce alla signora alcune istruzioni per l’avvio mattutino del motore quando è freddo raccomandandosi  “appena è partito dia un’accelerata e si assicuri che la levetta torni giù, altrimenti si ingolfa di nuovo, per il resto tutto a posto. Grazie arrivederci”. In quel momento mi ricordo di averlo guardato con una invidia enorme perché lui aveva una soluzione tecnica, l’ha spiegata in poche parole e la signora avrebbe sicuramente avviato il falciaerba l’indomani.  Dal canto mio io non ero altrettanto sicuro che si sarebbero messe in moto le motivazioni a studiare del ragazzo che stavo cercando di aiutare. Questa invidia me la sono portata dentro per tanto tempo (…) “

Inizia così il webinar dal titolo “Come trasformare il bisogno del genitore di aiutare il proprio figlio/a in una alleanza efficace nel percorso riabilitativo” tenuto dal Prof. Celi il 16 marzo 2021.

Un webinar profondo, umano ma anche puntuale e ricco di spunti per riflettere su come, al di là dello strumento che scegliamo per lavorare con il bambino, sia la costruzione di un’alleanza psicoeducativa vera e stabile con la famiglia il punto di partenza fondamentale per il successo di qualsiasi intervento.

Un vademecum di 10 punti per capire come trasformare una preoccupazione in risorsa.

 

Fabio Celi è psicologo e psicoterapeuta. È stato Primario psicologo nell’ASL di Massa e Carrara dal 2005 al 2018.
È Docente di Psicologia Clinica nell’Università di Pisa e di Psicoterapia cognitivo comportamentale in EE nelle Scuole di specializzazione di Milano, Bologna, Parma e Firenze. È direttore dei Master Ipsico – Erickson sull’Approccio cognitivo comportamentale ai disturbi dell’età evolutiva e Ipsico sui Disturbi del neurosviluppo.

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